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Il sociologo Arlacchi e le stragi del '92

"Lo Stato non volle
sconfiggere la mafia"


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92, arlacchi, borsellino, capaci, falcone, mafia, stragi, via d'amelio, Cronaca
Lo Stato non  volle battere la mafia. Dal '92 al '94, non sfruttò il momento buono, "rinunciò all'occasione propizia". E perse una chanche irripetibile. E' il parere del sociologo Pino Arlacchi - oggi eurodeputato Idv -, intervistato da Francesco La Licata per "La Stampa". Arlacchi conosceva Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E - da studioso - visse quegli anni in prima linea. Il suo bilancio, adesso, è amaro.
"In quegli anni, specialmente a ridosso della strage di Capaci e fino al '94 - dice Arlacchi -, noi abbiamo avuto la possibilità di farla finita con la mafia. Purtroppo quell'occasione l'abbiamo persa, ma le condizioni per vincere c'erano, anche dopo Capaci e via D'Amelio. Perchè l'apparato di contrasto era molto più forte di quelle frange marginali dello Stato che remavano contro, facevano trattative e papelli.  Ancora Arlacchi: "Quegli apparati infedeli tentarono il colpo grosso nel 1989, con la bomba all'Addaura contro Giovanni Falcone. Gli andò male, ci riprovarono con successo tre anni dopo a Capaci. Il giorno dell'Addaura andai da Falcone e gli chiesi: 'Chi è stato?'. Giovanni mi rispose con la sua solita ironia: 'Ti potrà sembrare letterario e retorico, ma è stata proprio la prima persona che mi ha telefonato per darmi la solidarietà'".
Le conclusioni del sociologo non sono incoraggianti: "Se dovessi usare una immagine, direi che la pax mafiosa si è concretizzata in un doppio passo indietro. Cosa nostra non ha più ucciso e lo Stato ha rinunciato all'occasione propizia per liberarsi per sempre della mafia".