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Agrigento e il nuovo ospedale
"Va chiuso, cemento fragile"


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(di Alfio Sciacca - da il "Corriere della Sera") Anche per costruire il nuovo ospedale di Agrigento sarebbe stato uti­lizzato calcestruzzo depoten­ziato. A vederlo dall'esterno il «San Giovanni di Dio» sem­bra una gran bella struttura, ma travi e pilastri conterreb­bero più sabbia che cemento. Tanto da far temere per la sua stabilità, soprattutto in caso di terremoto. Questa la con­clusione a cui sono giunti i periti nominati dalla Procura che da mesi indaga sull'ospe­dale inaugurato in contrada «Consolida» appena cinque anni fa

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(di Alfio Sciacca - da il "Corriere della Sera") Anche per costruire il nuovo ospedale di Agrigento sarebbe stato uti­lizzato calcestruzzo depoten­ziato. A vederlo dall'esterno il «San Giovanni di Dio» sem­bra una gran bella struttura, ma travi e pilastri conterreb­bero più sabbia che cemento. Tanto da far temere per la sua stabilità, soprattutto in caso di terremoto. Questa la con­clusione a cui sono giunti i periti nominati dalla Procura che da mesi indaga sull'ospe­dale inaugurato in contrada «Consolida» appena cinque anni fa. Nell'inchiesta, affidata al comando provinciale della Guardia di Finanza, ci sono anche 22 indagati tra i quali il direttore dei lavori Antonio Raia e l'attuale manager del San Giovanni di Dio Giancar­lo Manenti. E poi dirigenti ospedalieri e regionali, pro­gettisti, collaudatori ed im­prese che si sono aggiudicate gli appalti dei vari lotti. Sono accusati di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, omissione atti d'ufficio, favo­reggiamento e truffa. Ma altri reati potrebbero essere conte­stati sulla base dell'ultima pe­rizia tecnica. I consulenti, co­ordinati da professor Attilio Masnata dell'università di Pa­lermo, alcuni mesi fa aveva­no già consegnato una prima relazione. Ma di recente han­no ultimato il loro lavoro giungendo ad una conclusio­ne estremamente drastica: «La struttura dovrebbe esse­re dichiarata inagibile e dun­que non idonea ad ospitare malati e personale sanitario».

In pratica, secondo i tecnici, la costruzione sarebbe «fragi­le» tanto da richiedere l'im­mediata chiusura. Una solu­zione che ricorda il caso del piccolo ospedale di Melito Porto Salvo in Calabria chiu­so l'anno scorso dopo l'ispe­zione del Nas. Ma il San Gio­vanni di Dio di Agrigento non è un piccolo ospedale ed ha una capienza di oltre 400 posti letto. Non è dunque faci­le immaginare le conseguen­ze di una chiusura che fino a qualche mese fa tutti esclude­vano. A cominciare dal mana­ger Manenti: «I periti hanno solo fatto dei carotaggi - ras­sicurava - ma da qui a dire che bisogna chiudere l'ospe­dale ce ne vuole». E invece proprio i risultati di quei carotaggi non lascia­no spazio a dubbi. La cosid­detta «resistenza alla com­pressione » dei campioni pre­levati è risultata di gran lun­ga inferiore rispetto a quanto indicato nel progetto. E que­sto proprio per la scarsa quan­tità di cemento. Un riscontro tecnico che aggraverebbe la posizione del direttore dei la­vori e dei tecnici.

Forse pro­prio queste considerazioni dei periti spiegano perché di recente anche il procuratore Renato Di Natale non aveva escluso sviluppi clamorosi: «I test eseguiti hanno purtrop­po evidenziato delle criticità - aveva dichiarato - le ulti­me verifiche dei consulenti tecnici si sono appena conclu­se attendiamo l'esito per valu­tare l'opportunità o meno di un sequestro di alcune strut­ture ». Ma le conclusioni dei periti sono più severe di quanto si potesse immagina­re: «L'intera struttura manca dei necessari requisiti di sicu­rezza statica». L'inchiesta era partita da di­verse richieste di risarcimen­to danni presentate da infer­mieri che avevano avuto de­gli incidenti proprio a causa di alcune crepe visibili lungo i corridoi dell'ospedale ancor prima dell'inaugurazione. Nel tempo ci sono stati anche continui blackout per un di­fetto di progettazione dell'im­pianto elettrico, per non dire delle preoccupazioni dei sin­dacati per l'uso in fase di co­struzione di materiali nocivi alla salute. Un disastro che viene da lontano. L'ospedale, costato 38 milioni di euro, è stato inaugurato dopo 20 an­ni dall'inizio dei lavori. E il giorno dell'inaugurazione parte degli ascensori si bloc­carono e ci fu persino un'in­cursione di topi che misero fuori uso la sala operatoria e alcuni computer.