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Il senatore del Pd: "C'è un complotto"

Caso "spese gonfiate", Marino si difende:
"Pronto a querelare Upmc e stampa"


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ignazio marino, il foglio, ismett, upmc, Cronaca
Il caso dei rimborsi gonfiati che ha coinvolto l'ex direttore dell'Ismett Ignazio Marino finisce in tribunale. Il senatore del Pd, infatti, ha dato mandato ai propri legali di querelare l'Upmc (University of Pittsburgh Medical Center) e la stampa italiana. E per stampa, in particolare, il candidato alla carica di segretario del Pd intende riferirsi al Foglio , che ieri incalzava il chirurgo sulla vicenda dei rimborsi.
''Dr Marino, lies are ugly'' (dottor Marino, le bugie sono brutte) titolava ieri Il giornale diretto da Giuliano Ferrara, che per primo la settimana scorsa ha raccontato la storia, ha pubblicato una e-mail con cui Paul Wood, responsabile delle relazioni esterne del Pittsburgh Medical Center, conferma la lettera del 6 settembre 2002, con cui l'universita' americana contestava a Marino ''irregolarita' nella gestione finanziaria'', poste in essere non solo ''in modo intenzionale e deliberato'', ma anche ''in modo ripetuto nell'arco di molti mesi''.
Marino si è difeso, parlando di un "errore" che avrebbe portato a una sorta di "doppio rimborso" (uno arrivava a Pittsburgh, un altro all'Ismett). Un errore che il senatore afferma di aver sempre e prontamente segnalato.
Il chirurgo, poi, ha aggiunto che le motivazioni legate alle sue dimissioni dall'Ismett erano legate a cause di tipo "ambientale". In pratica, una gestione del Centro che "apriva" a clientele e a professionalità di scarso profilo, con  l'accordo sia dell'Università americana che di esponenti politici regionali.
Adesso, però, la vicenda passa nelle mani degli avvocati. Il chirurgo ha deciso di tirarsi fuori dalla polemica per concetrarsi sulla corsa alla carica di segretario del Pd. Col sospetto, come afferma lo stesso Marino, che dietro la vicenda dei rimborsi ci sia una sorta di "complotto" per evitare che si affrontino i temi legati al congresso dei democratici. Anche se le "punture" e le provocazioni non sono mancate nemmeno dai suoi compagni di partito.