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Granite, caponate e il ricordo del padre
Fiorello in esclusiva su I Love Sicilia


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“Appena esco dall’aeroporto di Catania, sento l’odore, vedo la luce della Sicilia. Poi, mi arriva la voce di uno: minchia, arrivau Fiorello! In quel momento mi sento a casa, mi sento protetto”. Lo showman più amato dagli italiani racconta la sua isola in esclusiva ad I love Sicilia, il mensile di stili, tendenze e consumi in edicola da venerdì 31 luglio: i vecchi compagni di scuola, il dialetto, la tentazione di sentirsi sperti, le abbanniate in vacanza a Letojanni, le granite e le caponate coi parenti e il ricordo dell'ultimo viaggio insieme al padre. La vita di un uomo che, pur avendo lasciato la sua terra per lavoro, non ha mai smesso di amarla e, soprattutto, di osservarne le evoluzioni: “Quando ero ragazzo, io ero il figlio dello sbirro. Ma oggi la coscienza popolare è decisamente cambiata. Basta vedere quello che stanno facendo gli imprenditori contro la mafia, il coraggio dei ragazzi palermitani di Addiopizzo che manifestano contro Cosa Nostra: ecco qualcosa è veramente cambiato in questa Sicilia”. E il Ponte sullo Stretto? Fiorello non ha dubbi: “Non serve a niente”. E spiega il perché: “Un mio amico ci ha raggiunto in macchina qui in Sicilia. Ha impiegato undici ore da Roma perché la Salerno-Reggio Calabria era tutto un cantiere, una coda infinita dietro un camion, lavori in corso, pure il rallentamento per un incidente. Io mi chiedo: dopo che uno si è fatto undici ore di macchina a che minchia serve il ponte?”.