Le firme

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Il dottor Sottile

Lombardo e Miccichè hanno
una carta vincente


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, Il dottor Sottile
Certo, il tema non e' di quelli che ti fanno impazzire perche' a volte basta sentire la parola "mezzogiorno" per farsi prendere subito da una botta di sonno o per predisporsi automaticamente a una pennichella pomeridiana. E non e' nemmeno un argomento trascinante perche' se tenti di sostenere al Nord che il passato pesa, eccome, pero' il nuovo meridionalismo di Lombardo e Micciche' e' tutto un'altra cosa, rischi che il ministro Calderoli, leghista senza peli sulla lingua, ti scaraventi in faccia tutto il suo disprezzo: "Vogliono solo piu' soldi per sfamare le clientele, ma non avranno nemmeno un euro". E non e' neppure una questione popolare. Perche' se parli dei fondi Fas e dei quattro miliardi di euro che, secondo le disposizioni europee, Tremonti avrebbe dovuto dare e non ha dato alla Sicilia, rischi che qualcuno, a cominciare da Gian Antonio Stella, puntuto giornalista del Corriere, ti presenti il conto scellerato dei tanti, tantissimi miliardi che Roma ha destinato al Sud e che in gran parte sono serviti per ingrassare affaristi e truffaldini, consulenti e superburocrati, picciotti di panza e uomini di onore.
Vero, verissimo. Ma c'e' un pero'. Nella Sicilia dei morti ammazzati e dei misteri senza fine, in questi ultimi anni e' nato e si e' radicato uno straordinario strumento di riscatto e civilta'. Lo riconoscono tutti: da quando gli imprenditori di Confindustria raccolti attorno a Ivan Lo Bello e Antonello Montante hanno deciso di schierarsi contro il "pizzo" e contro ogni forma di ricatto mafioso, l'economia siciliana ha cominciato a vivere un momento di liberta'. Prima, di fronte a una commessa o a una gara di appalto, si imponeva l'azienda che poteva vantare piu' titoli mafiosi: non contava la legge del mercato ma lo spessore del padrinaggio; non contava la concorrenza ma la formula maledetta: o bere o affogare.
Oggi la situazione e' cambiata. Per carita', il cammino e' ancora lungo e pieno di insidie, di slanci ed esitazioni, di entusiasmi e di scoraggiamenti. Ma la strada e' ormai segnata e un ritorno ai vecchi vizi non solo e' difficile, ma addirittura impensabile. La maggioranza degli imprenditori, persino quelli che all'inizio erano i piu' recalcitranti, hanno capito che una terra liberata dall'ipoteca mafiosa non solo e' in grado di attrarre risorse e investimenti "puliti" ma ha anche le carte in regola per pretendere dal governo centrale aiuti e finanziamenti in grado di alleviare svantaggi strutturali e penalizzazioni territoriali.
I vertici nazionali della Confindustria l'hanno ben capito, e subito. Lo dimostra il fatto che, sin dall'inizio, hanno garantito a Lo Bello e alla sua squadra tutta la copertura politica e mediatica. Non solo. Per dire al vasto mondo imprenditoriale che quello siciliano non e' un episodio ma un modello da seguire e da esportare, Emma Marcegaglia ha voluto dare una prova concreta della propria solidarieta' e ha deciso di assegnare ad Antonello Montante, che in Confindustria e' cresciuto con lei, una delega tanto delicata quanto importante. Lo ha nominato, di fatto, "ministro" per la legalita': spetta a lui, a un siciliano di Caltanissetta, il compito di mantenere i rapporti ufficiali con le istituzioni preposte dallo Stato al controllo del territorio.
Un motivo di orgoglio, non c'e' che dire, per una regione che vuole affrancarsi. E soprattutto un patrimonio di credibilita' che, piaccia o no, finisce per legittimare la leadership della Sicilia in questa nuova battaglia meridionalista. Oggi nessuno - ma proprio nessuno: da Berlusconi a Tremonti - puo' dire a Lombardo e Micciche' di rappresentare un sicilianismo vecchio e rassegnato, opaco e maleodorante. Perche' i siciliani hanno certamente i loro difetti e le loro colpe, ma ci sono anche tanti siciliani che ogni giorno provano, con coraggio e onesta', a ripulire la propria terra dal piu' verminoso degli inquinamenti.