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Il pm Antonio Ingroia sulle stragi

"Svolta nelle indagini, chi sa parli"


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antonio ingroia, indagini, stragi, trattativa stato cosa nostra, Cronaca
Il procuratore aggiunto alla procura della Repubblica di Palermo, Antonio Ingroia - titolare dell'inchiesta sulla presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra - è convinto: "Siamo a una svolta". Lui, che di Paolo Borellino era un fedele allievo, ora lancia un appello: "Chi sa parli questo è il momento giusto per raccontare tutto su quello che è avvenuto fra il maggio e il luglio 1992". Un invito rivolto a chi è "dentro e fuori le istituzioni. Anche se sono ricordi lontani. Magari per alcuni di loro - dice Ingroia intervistato da 'Repubblica' -possono sembrare insignificanti, ma per noi magistrati che indaghiamo e che abbiamo raccolto nuovi elementi, anche quei particolari potrebbero essere utili. E' il momento giusto per riferirli".

Ne è convinto anche perché - oltre il fascicolo palermitano sulla trattativa - a Caltanissetta si è riaperto il caso Borsellino. "I miei colleghi di Caltanissetta stanno procedendo con grande rigore, in questi mesi - dice il pm a 'Repubblica' - stanno affiorando tanti particolari che possono fare finalmente luce su misteri durati troppo a lungo".

Misteri sui quali vuole indagare il Copasir (comitato controllo servizi) e la commissione parlamentare Antimafia. "E' un segnale importante - dice Ingroia - ma poi devono seguire i fatti. L'attività del comitato no dovrà certo sovrapporsi alle inchieste della magistratura e dovrà servire da stimolo nei confronti di altre istituzioni".

Lo stimolo - secondo Ingroia - deve portare a una nuova legislazione antimafia. "La legislazione post-stragista del 1992 produsse risultati straordinari nella repressione contro Cosa nostra. Ora, siccome da qualche anno la legislazione antimafia è stata caratterizzata da segnali negativi, in una fase delicata come questa bisognerebbe cambiare rotta". Esempi? "Ripensare la soglia di sbarramento dei tempi sull'acquisizione dei tabulati telefonici. E poi c'è da riflettere anche su un segnale equivoco nei confronti della criminalità organizzata: la stretta sulle intercettazioni telefoniche e mabientaliu previste dall'ultimo disegno di legge. E si dovrebbe rivedere quella norma sui collaboratori che devono raccontare una vita intera entro sei mesi di tempo. Se lo Stato vuole fare sul serio contro la criminalità mafiosa, oggi dovrebbe riaprire le carceri di Pianosa e l'Asinara".

Infine il messaggio di Riina. Ingroia taglia corto: ""Io no credo che abbia voluto mandare un messaggio a noi magistrati, ma credo che l'abbia mandato a qualcun'altro"