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Arresti a Gela e Palermo, l'ombra dello scandalo

La diga degli amici degli amici
Il gip Morosini: "C'è la politica"


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, Cronaca
L'aspetto più inquietante è il presunto retroscena. Il gip di Palermo Piergiorgio Morosini, che ha disposto gli arresti per  "lo scandalo della diga Disueri",  ha ipotizzato la costituzione di un vero e proprio comitato d'affari in cui avrebbero avuto un ruolo anche alcuni politici siciliani. In particolare il giudice ha sottolineato "i contatti dei fratelli Luigi e Nando Masciotta con il presidente della Regione Raffaele Lombardo, con il presidente della Provincia di Palermo Giovanni Avanti e con il senatore dell'Udc Saverio Romano" (che non risultano indagati e che si sono dichiarati completamente estranei alla vicenda).
La storia è un classico della corruzione:  appalti oliati grazie a presunte tangenti elargite a impiegati pubblici. Per questo motivo la polizia di Stato ha eseguito ieri sei arresti per corruzione nell'ambito dell'appalto della diga Disueri di Gela (Caltanissetta). Sono così finiti in cella due funzionari del Genio Civile, i due soci dell'impresa edile Safab spa con sede a Roma e due dipendenti dell'azienda.
In cella,  Luigi Masciotta, 45 anni, presidente del consiglio di amministrazione della Safab spa, e suo fratello Ferdinando, 47 anni, amministratore delegato dell'impresa. Insieme con loro Fabio Vargiu, dipendente della Safab e direttore del cantiere presso il parcheggio del tribunale di Palermo, Paolo Ciarrocca, 57 anni, ingegnere, dipendente della società romana. In cella sono finiti inoltre Santo Giusti, 55 anni, e Antonio Castiglione, 54 anni, dirigenti del Genio civile di Caltanissetta.

Le accuse
Gli indagati sono accusati di corruzione, in concorso, per atto contrario ai doveri d'ufficio. L'inchiesta non riguarda il parcheggio di Palermo di cui l'impresa si è occupata, anche se sui lavori sono in corso accertamenti relativi a una presunta tangente che sarebbe stata versata ad un funzionario dei vigili del fuoco per ottenere un certificato di collaudo. L'indagine, iniziata nel 2008, si muove attorno a un presunto episodio di corruzione circa i lavori di realizzazione della rete irrigua della diga di Disueri. In particolare i fratelli Masciotta, in occasione di una transazione extragiudiziale tra la Safab ed il Consorzio di Bonifica di Gela (ente appaltante) finalizzata a risolvere una controversia sull'ammontare delle somme che il Consorzio doveva corrispondere all'impresa, in accordo con altri due amministratori della società, Ciarrocca e Vargiu, avrebbero a Giusti e Castiglione somme di denaro per ottenere un parere "abnorme" sull'ammontare che il Consorzio avrebbe dovuto versare alla Safab.  Giusti avrebbe ricevuto l'11 dicembre 2008 da Vargiu una tangente di ventimila euro come anticipo rispetto a un totale di 100 mila in cambio del parere dei due funzionari. Tutte le fasi del pagamento sono state registrate dalla polizia.