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La Sicilia nella morsa della crisi


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di Antonio Fraschilla «Quella alle porte sarà la stagione più brutta degli ultimi anni». Il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, mette le mani avanti e invita alla calma sulla ripresa che «in Sicilia è ancora di là da venire». I numeri forniti ieri dalla Banca d´Italia sull´andamento dei depositi e dei prestiti nell´Isola gli danno ragione.

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«Quella alle porte sarà la stagione più brutta degli ultimi anni». Il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, mette le mani avanti e invita alla calma sulla ripresa che «in Sicilia è ancora di là da venire». I numeri forniti ieri dalla Banca d´Italia sull´andamento dei depositi e dei prestiti nell´Isola gli danno ragione. Soltanto nella provincia di Palermo da maggio 2008 a oggi sono andati in fumo 1,1 miliardi di euro. Soldi che famiglie e imprese hanno prelevato dai loro depositi o ottenuto attraverso prestiti, e che non sono andati né ai consumi né a nuovi investimenti: soldi che sono stati spesi per mantenere lo status quo. Ma da settembre i veri nodi verranno al pettine, con le fabbriche che apriranno i battenti solo pro forma, visto che tutte le aziende in questo momento stanno facendo ricorso alla cassa integrazione e registrano un calo di commesse a dir poco preoccupante: vedi i casi Fiat, Fincantieri, Keller o AnsaldoBreda.

Secondo i dati di Bankitalia, in provincia di Palermo sono calati i depositi bancari e si è registrato un lieve aumento dei prestiti. Le famiglie e le imprese palermitane, a esempio, che nel maggio 2008 avevano nei conti correnti bancari 11,5 miliardi di euro, nello stesso mese di quest´anno ne avevano 10,7. Il che significa che in un anno hanno prelevato 800 milioni di euro. Se a questa cifra si aggiunge il maggiore indebitamento per 300 milioni, (i prestiti sono passati dai 13,3 miliardi di euro del maggio 2008 ai 13,6 del maggio scorso), sale a 1,1 miliardi di euro il tesoretto sprecato nell´arco di un anno soltanto nel Palermitano. Ma come sono stati spesi questi soldi? Di certo non sono aumentati i consumi (che in Sicilia registrano un meno 2,9 per cento), né sono stati investiti dalle imprese per nuove produzioni, visto che sono in calo le commesse (gli investimenti delle imprese segnano un meno 13 per cento). Né, ancora, questi soldi sono andati all´acquisto di immobili o beni durevoli: il mercato delle case è fermo da mesi.
«Questi soldi sono serviti alle imprese per riequilibrare i cali nelle vendite e nei livelli di produzione - dice il leader degli industriali, Lo Bello - Il problema è che dopo un anno di crisi, che ha già visto bruciare da parte di imprese e famiglie centinaia di milioni di euro per non cambiare gli stili di vita ed evitare la chiusura delle fabbriche, adesso in autunno i nodi verranno al pettine: in Sicilia ci aspettano i mesi più difficili degli ultimi anni.

La Regione deve subito sbloccare gli investimenti privati, come ha fatto con il rigassificatore di Porto Empedocle». A preoccupare gli imprenditori è soprattutto il calo dei consumi, nonostante un maggiore prelievo delle famiglie dai loro depositi bancari: «I prezzi continuano a scendere (a luglio l´inflazione a Palermo segnava lo zero, ndr), ma questo non serve ad aumentare le vendite - dice il presidente della Camera di commercio, Roberto Helg - I prossimi mesi saranno terribili, perché l´indebitamento delle imprese non può continuare a crescere e quindi si annunciano chiusure e licenziamenti». E dire che già a giugno il numero delle imprese iscritte nelle Camere di commercio erano 102.445, tremila in meno che nel 2008. E che ad oggi l´andamento del Pil regionale registra una flessione record del 5,4 per cento, peggiore che nel resto del Paese.

tratto da palermo.repubblica.it