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Ospite al "Cous cous fest"

Ovadia e il reato di clandestinità
"Legge ignobile e illegale"


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"La legge che ha introdotto il reato di clandestinità è ignobile, vergognosa e illegale perché viola il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la nostra Costituzione". Così Moni Ovadia, scrittore e artista teatrale da anni impegnato sul fronte dell’integrazione culturale e della pace, ha commentato la legge inserita nel pacchetto sicurezza che istituisce il reato di immigrazione clandestina. “Dal punto di vista della concezione giuridica - ha aggiunto - questo provvedimento è simile alle leggi fasciste razziali e fa regredire il nostro Paese perché colpisce un uomo per ciò che è e non per ciò che fa. Gli immigrati sono la ricchezza del nostro futuro“.

Ovadia sarà ospite questa sera di un talk show all'interno del "Cous Cous Fest", a San Vito Lo Capo (Tp), nel quale si discuterà di contaminazioni e integrazioni a tavola. Sentito a margine, sui temi dell’immigrazione e della tolleranza, il regista ha criticato duramente la nuova legge perché "sfregia la dignità civile e democratica ed è grave - ha aggiunto - che un provvedimento del genere provenga dal Governo. E’ un bieco uso strumentale dei sentimenti di paura e panico avvertiti dalle fasce deboli della popolazione, spaventate dalla crisi economica. In casi come questi trovare un capro espiatorio è perfetto, ma una società che cerca capri espiatori non va avanti".

Ovadia ha poi usato parole dure nei confronti di El Ketawi Dafani, il genitore che a Pordenone ha ucciso la propria figlia marocchina perché contrario al suo fidanzamento con un italiano. "Quel padre crede forse di essere un buon musulmano? Dal punto di vista del Corano è un criminale", ha detto l’artista, che ha messo in guardia dalle interpretazioni scorrette: "Chi uccide una vita, uccide la vita, recita il Corano. Non c’è spazio per letture integraliste e criminose che sovvertono l’etica. Crimini come questo sono piuttosto l’espressione di una cultura arretrata e regredita. Non dimentichiamo - ha concluso - che nell’Italia del Sud di 50 anni fa erano previste delle attenuanti per il delitto d’onore".