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Maltempo

Allagamenti in via Belmonte Chiavelli
La pioggia mette in ginocchio un quartiere


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, Cronaca
“Ho visto cose che voi umani nemmeno potete immaginare.” Recitava così una battuta del noto film Blade Runner. Bè non siamo a questo livello, ma quella che abbiamo vissuto oggi è una mattina che non dimenticheremo facilmente; quello che abbiamo visto difficilmente verrà cancellato dalla nostra mente. Cercheremo di raccontarvelo nel miglior modo possibile, consci del fatto che descriverlo non è cosa semplice. Partiamo dall’inizio.
La nostra “missione” è andare in via Belmonte Chiavelli, zona Guadagna, dove, a quanto pare, si vive una situazione di emergenza creata dal maltempo, e riportare quanto sta accadendo. Raggiungere la zona in auto si rivela già un’impresa, strade allagate e traffico in tilt. Via Archirafi è quasi una piscina, l’acqua si spinge persino a ridosso delle sedi delle università di matematica e fisica. Accendiamo la radio e, incredibile coincidenza, al giornale radio di Radio Rai 1 stanno proprio raccontando la situazione che si vive in questa via della nostra città. Il fatto che la vicenda abbia assunto rilevanza nazionale ce ne fa capire l’importanza, non sappiamo cosa attenderci. Via Belmonte inizia da piazza Guadagna e continua oltre viale Regione Siciliana fino ad arrivare alla montagna, ed è proprio in questa parte che vige l’emergenza. Finalmente arriviamo, iniziamo ad intravede un fiume di fango. La strada è bloccata da un’auto della polizia, chiediamo loro prime informazione circa la situazione,che ci appare già grave. Ci rispondono che sono appena arrivati e non possono dirci molto. Cerchiamo di capire se è possibile proseguire in auto, la risposta è sarcastica: “ Servirebbe una barca”. In ogni caso ci dicono che possiamo continuare a piedi a nostro rischio e pericolo. E noi , sprezzanti del pericolo e decisi a portare a termine la nostra “missione”, ci rimbocchiamo i pantaloni e ci incamminiamo: dopo due passi abbiamo già le scarpe ed i pantaloni ricoperti di fango, ma non ci fermiamo. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi ricorda certe immagini viste in tv di zone colpite da un’alluvione, se non da uno tsunami. Un fiume di acqua, anzi di fango, si riversa per la strada coprendo il terreno con una profondità di vari centimetri. Per il momento non ci sono abitazioni, la prima persona che incontriamo è il gestore di un’autodemolizione all’inizio della strada, lo preghiamo di spiegarci cosa abbia provocato tutto questo: “Quattro giorni fa la forte pioggia ha provocato una frana nella montagna e da allora siamo allagati da questo fiume di detriti. Fortunatamente la mia autorimessa si trova all’inizio della strada ma le persone che abitano più avanti sono in condizioni drastiche.” Districandoci nel fiume di fango continuiamo percorrere la strada che si fa in salita. Ancora non abbiamo visto ne pompieri ne protezione civile, nessuno; incredibilmente troviamo invece persone, abitanti della zona, che si danno da fare a spalare fango ed  a cercare di rendere la situazione meno difficile. Con difficoltà distogliamo una di queste persone da suo lavoro, e gli chiediamo di descriverci le condizioni in cui versano case e persone: “Siamo praticamente isolati da quattro giorni, in alcune case manca persino l’elettricità. Molti di noi non possono quasi uscire da casa, anzi alcuni hanno dovuto abbandonare la propria abitazione a causa dell’ allagamento.” Interviene un altro degli spalatori: “E’ un’indecenza, siamo in queste condizioni ormai da giorni e gli aiuti sono minimi, come vede ci siamo dovuti rimboccare le maniche noi. Probabilmente il sindaco ha altro a cui pensare, deve difendersi dai suoi scandali.” Un’altra voce si aggiunge al coro: ”Io non posso nemmeno andare a lavorare, uscire da qua con la macchina è impossibile.”
Capiamo insomma che le condizioni in cui versa la gente della zona sono quasi proibitive, probabilmente hanno avuto ingenti danni alle case, e se la situazione persiste potrebbero sopraggiungere gravi rischi di salute, a causa delle condizioni d’igiene. A questo punto la grande domanda che ci poniamo è dove siano i soccorsi; ci dicono che seppur, in numero insufficiente , si trovano ancora più avanti. Allora continuiamo a salire, quasi nuotando, alla ricerca delle forze di soccorso. Il nostro cammino viene però fermato da un’altra macchina della polizia, che blocca la strada; la zona è off-limits, non si può più proseguire. Siamo costretti ad arrenderci e tornare sui nostri passi.
Nel frattempo continua a diluviare, il rischio è che la situazione peggiori ulteriormente, specie se non arriveranno soccorsi più ingenti.
Torniamo a casa, a raccontarvi...“cose che voi umani nemmeno potete immaginare”.