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Messineo e il pizzino di Lo Piccolo:
"I boss cambiano strategia"


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, Cronaca
"C'è probabilmente il tentativo della mafia di offrire allo Stato qualcosa in cambio di qualcos'altro. Attenzione, perché è pericolosissimo dare sponda a questi tentativi. In questo campo bisogna essere fermissimi". Così Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, commenta l'ammissione di paternità di un pizzino da parte di Salvatore Lo Piccolo avvenuta ieri. Messineo parla alla commemorazione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso, nel trentennale della loro uccisione da parte di Cosa nostra, e mette subito le mani avanti: dare interpretazioni dei "segnali" che arrivano dai boss è sempre pratica difficile e si rischia di fare degli errori di valutazione. Ma volendo tentare di "leggere" il fatto, il Procuratore capo osserva: "La mafia da tempo coltiva un'aspirazione: uscire dalla partita contro lo Stato col minimo danno possibile. Ritorna l'illusione dei capimafia -- osserva Messineo -- di cavarsela con una forma di dissociazione. Come non vedere in questa iniziativa singolare di Lo Piccolo, nel suo atteggiamento di 'disponibilità', una sorta di mano tesa allo Stato?".

Insomma, lontani i tempi delle "trattative", ci sarebbe però un tentativo dei superboss di ammorbidire la propria posizione, ragiona Messineo: "E' probabile che dentro la mafia qualcosa si stia muovendo. Perché? Il fatto è che lo Stato ha cominciato a fare sul serio, soprattutto dopo il '92. E l'attuale governo e l'attuale Parlamento hanno fatto uno sforzo corale nel contrasto alla mafia".
E così, in questo contesto di difficoltà, Cosa nostra potrebbe cercare strategie alternative. Un momento di difficoltà del quale, osserva Messineo, la recrudescenza degli attentati sarebbe una testimonianza, così come le continue offerte di collaborazione a livello medio-basso.
E in tema di lotta alla mafia, Messineo annuncia che da adesso sarà possibile agli inquirenti accedere all'anagrafe dei conti correnti bancari, uno strumento che permetterà di dare "accelerazione alle indagini". Ma proprio sul fronte delle indagini patrimoniali, dalla cerimonia di commemorazione al Palazzo di Giustizia il presidente dell'Anm Luca Palamara contesta al ministro Angelno Alfano che gli siede accanto la norma sullo scudo fiscale e in particolare l'estensione della non punibilità per tutta una serie di reati. Dal canto suo, il Guardasigilli rivendica l'ampia legislazione antimafia votata negli ultimi mesi e il "lavoro di squadra" condotto da governo, Parlamento, magistrati e forze dell'ordine: "Nessuno dice che abbiamo vinto la battaglia contro la mafia, ma nessuno dice più che abbiamo perso", osserva Alfano.