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Schifani riapre il "caso Russo"


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A riaprire il "caso Russo" ci pensa Renato Schifani. Il presidente del Senato, a Palermo per la commemorazione del trentennale dell'omicidio mafioso di Cesare Terranova e Lenin Mancuso, non si schermisce dietro un istituzionale no comment quando i giornalisti gli chiedono un commento sulla presunta ingerenza dell'assessore regionale alla Sanità nella nomina dei direttori sanitari e amministrativi da parte dei manager della Sanità. "Russo è un magistrato e sicuramente sa che la legge prevede piena autonomia di scelta da parte dei direttori generali nella nomina dei direttori amministrativi e sanitari -- dice Schifani -. E quindi tendenzialmente sono portato ad escludere che si sia intromesso in queste scelte, perché questo comportamento configurerebbe un illecito. La prima sensazione è che un magistrato non commetterebbe queste azioni". Ma quando i cronisti incalzano, Schifani aggiunge: "Se ci fosse una coincidenza tra nomi scelti e nomi indicati e se corrispondesse al vero un'ingerenza, insomma ci sono tanti 'se', credo che la politica siciliana avrebbe dato la peggiore immagine di se stessa e che sarebbe stata scritta una brutta pagina della sanità pubblica siciliana".

Russo aveva già rispedito al mittente l'accusa di avere dettato ai neomanager della Sanità i nomi dei direttori da scegliere, in una riunione in assessorato. Quella circostanza, riportata in ricostruzioni giornalistiche della riunione in questione, aveva suscitato critiche da parte delle opposizioni ma anche la richiesta di dimissioni dell'assessore da parte del coordinatore del Pdl siciliano, Giuseppe Castiglione.

Sa. T.