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COSA SUCCEDERA' DOPO L'EMERGENZA?

Siamo già pronti per dimenticare?


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, Cronaca
Ora comincia la seconda parte della storia tragica di Messina e dei suoi alluvionati. Racconteremo la vita provvisoria degli sfollati. Racconteremo timidi segnali di speranza, il sole tra le macerie, i bambini che sorridono in favore di telecamera. L'abisso emotivo del dolore si disperderà in mille rivoli, si frammenterà in centomila immagini. La soglia d'attenzione calerà. Dimenticheremo.

Accade così, sempre così in un Paese che giura e spergiura abitualmente sulla massa degli ultimi cadaveri a turno. L'abbiamo promesso a noi stessi cento volte: impareremo la virtù della memoria, cambieremo, saremo migliori. Ma cento volte abbiamo scordato perfino l'oggetto della nostra promesse. E se qualcuno ce ne chiede conto, balbettiamo scuse inconsistenti all'ombra dell'unica grande morale italiana accertata: la vita continua.

Sì, dimenticheremo. Tutto questo rumore per nulla sulla legalità, sulla decenza, contro l'abusivismo è soltanto - lo sappiamo - un prezzo da pagare, una fantasia di giustizia da concederci appena appena. Ma viene dalla pancia, non dalla testa. E' compagno della rabbia, della retorica, non mediate dalla riflessione e dall'etica. E quando la pancia avrà assorbito con i succhi gastrici perfino questi morti, noi non sapremo rimettere insieme nemmeno i cocci delle promesse solenni che ci stiamo scambiando oggi. E' sempre andata così, specialmente in Sicilia. Andrà così.

Altrimenti, saremmo cambiati davvero, con le nostre lacrime sui corpi dilaniati di Falcone e Borsellino, con i nostri "mai più" a Sarno. Con la grazia atroce di quel dolore che ci ha permesso di guardarci in faccia, di guardare in faccia la realtà. Invece, in ogni occasione, ha governato l'emozione. E l'emozione scolorisce e si rimangia i suoi propositi migliori, quando la vita, dopo la morte - ed è fatale che sia così - esige il ritorno nell'alveo di un corso ordinario.

Nel suo piccolo che tanto piccolo poi non è, Livesicilia non abbandonerà presto la trincea di Giampilieri. Non siamo andati ancora, per non rischiare di fotocopiare nelle nostre cronache i volti e le storie che abbiamo letto e visto ovunque. Ma tra una settimana andremo. E racconteremo. Ci muoveremo, quando gli altri cominceranno a rincasare, convinti che non ci sia più nulla da dire. E invece di cose da dire e da mostrare ce ne saranno tante. R.P.