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La procura vuole il processo per 12 persone

Amia, rinvio a giudizio per 36 persone
Da Galioto ai dirigenti, fino agli spazzini


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Spazzini a braccia conserte in una città sommersa dall'immondizia, dirigenti sordi alle proteste dei cittadini, bilanci gonfiati per consentire agli amministratori di aumentare i propri compensi. E ancora, trasferte d'oro negli Emirati Arabi con la scusa di partecipare a gare per l'aggiudicazione dei servizi di smaltimento differenziato e assegnazioni di appalti a dir poco anomale: c'é di tutto nelle indagini della Procura di Palermo sull'Amia, l'ex municipalizzata per la raccolta dei rifiuti. In ginocchio per i debiti milionari accumulati in anni di gestione dissennata; al centro di polemiche per le evidenti inefficienze del servizio; ora l'azienda del Comune si prepara a fare i conti con la legge. Due distinte indagini - una per truffa, l'altra per due ipotesi di falso in bilancio - sono ormai concluse: i pm si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio di 36 persone, tra operai fannulloni, dirigenti compiacenti e vertici accusati di avere truccato i conti. Il tutto mentre sulle scrivanie della Procura si accumulano le carte di un terzo filone di indagine: quello sugli appalti irregolari che promette sviluppi sorprendenti: come la scoperta che l'Amia, nel 2006 già in dissesto, sponsorizzava gare di motoscafi off- shore a Dubai. A dare input all'inchiesta per truffa sono stati un gruppo di cittadini stufi di vedere cumuli di pattume davanti casa. I carabinieri del Noe hanno accertato che dietro la mancata raccolta c'era semplicemente l'assenza dal lavoro degli spazzini, che attestavano di avere svolto un servizio, in realtà mai effettuato. Loro rispondono di truffa, mentre il dirigente e i tre quadri, finiti pure sotto inchiesta, di omissione d'ufficio. Non avrebbero fatto fronte alle richieste dei cittadini che segnalavano inefficienze. Più complessa la storia dei bilanci truccati che vede implicati il senatore del Pdl Vincenzo Galioto, l'ex direttore Generale Orazio Colimberti, e 11 tra componenti del cda e del collegio dei sindaci, un revisore dei conti e due commercialisti. Avrebbero attestato plusvalenze inesistenti per gonfiare il bilancio e avere diritto a compensi più alti. E sul banco degli imputati potrebbe finire la stessa Amia, indagata come persone giuridica insieme ai suoi amministratori, per non avere adottato i modelli organizzativi previsti dalla legge per prevenire la commissione dei reati: una novità giuridica che potrebbe portare alla condanna pecuniaria di un'azienda che non ha più neppure i soldi per la manutenzione dei mezzi. Ma sulle inchieste grava l'ombra della prescrizione: la decisione del Comune di Palermo, persone offesa, di non presentare querela ha costretto i pm a contestare agli imputati l'ipotesi di falso in bilancio prevista dal codice solo come contravvenzione. Conseguenza: pene più basse e reati prescritti nel 2012, termine in cui è impossibile si pronunci la Cassazione. E mentre l'Amia fa i conti con la giustizia, in una città sempre più sporca, ogni notte vengono dati alle fiamme decine di cassonetti, gesto estremo di cittadini esasperati.

(© foto di Giovanni Burgio)