Live Sicilia

PALERMO. VIAGGIO TRA I CASSONETTI

La notte della munnizza


Articolo letto 598 volte

VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca
Quando li vedi spuntare, ti senti come il generale Custer circondato dagli Apache. Solo che, stavolta, i nostri sono arrivati davvero. E uno di loro ci ha proprio la faccia giusta per l'occasione. Ha gli stessi lineamenti di John Wayne, ma li contrassegna con un cappellino del Palermo. E poi i nostri non portano i cinturoni e non cavalcano bianchi cavalli dalla doppia criniera. Indossano una pettorina fosforescente. Manovrano inquietanti trattori muscolari. Dappertutto è stampata una sigla. Amia.

Ne scorgi tre. E - mentre aspetti da trentadue minuti che liberino la strada - ti diverti ad appioppargli nomignoli indiani, anche se loro sono i cow boy, i cavalleggeri arancioni che vengono a liberare Palermo dalle orde del gran capo "Munnizza rotolante". Quello alla guida del trattore, che non cede di un millimetro mentre affonda i denti tra sacchetti e liquami, è  "Cuore che non sente il feto". L'altro che zoppica e raccoglie la spazzatura a mani nude è "Senza guanti non mi scanto". Il terzo, il capo, lo chiamano semplicemente Totò.

Gli Amia-men - indiani o cowboy - sono apparsi alla fine di un mini-tour in macchina. A Palermo c'era il giro dei morti ammazzati, tra lapidi e cippi, il puttan-tour tra via Lincoln è la Marina. Ora c'è il tour della Munnizza. Venite a vedere quanto è vera e sporca la città. Non ci siamo inventati nulla.

Giro non lungo, però significativo. Tra i viali principali di Mondello, i cassonetti sono puliti. E tu invii un superstite pensiero di grata benedizione al sindaco. Ma nei vialetti a ridosso della passeggiata, ecco contenitori stracolmi. In uno c'è un residuo di pesce, per la gioia dei gatti palermitani che, sicuramente, voterebbero in massa questo sindaco alle prossime elezioni. Quante cose curiose cela la Munnizza. Che ritratto meraviglioso di un popolo visto da dietro, nelle sue scorie, nelle sue intime sudicerie...

Prima che il Grande Compattatore riduca tutto all'indefinito, scorgi pezzi di televisore, ceramiche in disuso, vestitini dismessi, farmaci scaduti, una terribile testa di bambola (un must che non manca mai. La mettono apposta con una mera funzione decorativa horror), bottiglie, bottiglioni e bottigliette, pomodori, preservativi non si sa quanto usati, cocci di vetro. E quella cosa non somiglia a una dentiera? E la raccolta differenziata? Sì, vabbè, come parlare di Babbo Natale ad agosto.

Stesso principio più giù. Viale Strasburgo discretamente pulita. Via San Lorenzo e limitrofe assediate dal Gran Capo Munnizza. Viale Del Fante libera, le stradine strapiene. La notte di Palermo non è uguale per tutti. Ecco perchè in periferia i cassonetti bruciano. Per disperazione e isolamento.

Capito l'inghippo? Si lustra il salone. Si lascia lo scantinato pieno di polvere e detriti. Pensieri neri accompagnano il mini-tour, fino all'incontro con il Settimo Cavalleggeri dell'Amia. Ci fissiamo come Richard Dreyfuss e l'omino un po' marziano in "Incontri ravvicinati", con una sorta di magico e reciproco sbalodimento. Breve dialogo. "Di qui non si passa, deve fare il giro". "Ma io resto, mi piace tanto guardarvi. Quando mi ricapita?". "Ma cca c'è un'ura e mezza i travagghiu". La fine dell'esperienza extraterrestre è una malinconica retromarcia.