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Imprenditori coraggio al Festival della legalità

Al Festival della legalità
gli "imprenditori coraggio"


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“Chiedetevi perché a Palermo nascono tanti centri commerciali. E come sia possibile che pratichino dei prezzi tanto bassi? Io credo che alla base ci sia la necessità di riciclare capitali illeciti”. È la denuncia che Rodolfo Guajana, imprenditore palermitano che ha detto “no” al racket ha fatto in occasione del dibattito “Dire no si può”, moderato dalla giornalista Eliana Marino, che ha aperto la quarta giornata del Festival della legalità, a Villa Filippina, a Palermo. Con lui sul palco altri due “imprenditori coraggio”: Vincenzo Conticello e Ignazio Cutrò che hanno incontrato gli studenti palermitani. “Quando chiesi per la prima volta la vigilanza delle forze dell’ordine su piazza San Francesco – racconta Conticello – mi fu negata a causa dell’assenza di denunce di fatti di criminalità nella zona. Sembrava che fosse un quartiere tranquillo. Così io e mio fratello cominciammo a denunciare i furti subiti dai cittadini della zona. Così, quando i miei estorsori vennero all’Antica Focacceria, non fu necessario andare a denunciare alle Forze dell’ordine. Furono due poliziotti, che vigilavano la piazza, ad accorgersi che stava succedendo qualcosa di strano dentro il negozio e quando i ‘picciotti’ andarono via, la polizia entrò e io raccontai tutto”.

“Oggi gli imprenditori coraggio non sono più mosche bianche – dice Rodolfo Guajana. – Basti vedere che nella cronaca locale si parla dell’attak sulle saracinesche dei negozi. Se se ne parla, evidentemente i commercianti hanno denunciato. Attraverso l’attak l’estorsore dice alla sua vittima ‘Io non mi avvicino, devi venire a cercarmi tu’. E quando vedono l’adesivo di Addiopizzo davanti un negozio, non entrano, si dicono ‘qua chiamano la polizia, lassamu stari'”. “Meglio morire in piedi, che vivere una vita in ginocchio – dice Ignazio Cutrò –. Ho subito la prima intimidazione nel 1999, da allora se ne sono susseguite diverse. Denunciare a Palermo è più facile, ci sono le associazioni, c’è unità tra le vittime del racket. Nell’Agrigentino è ancora complicato. Ma io e la mia famiglia non abbandoneremo mai né Bivona né la Sicilia”.

Diverse, le domande che il giovane pubblico ha rivolto agli imprenditori. Tra queste, una studentessa chiede quale sia l’atteggiamento delle banche nel tempo che intercorre tra l’intimidazione e il rimborso da parte dello Stato. E Cutrò incalza: “Le banche smettono di classificarci tra i clienti affidabili, arricciano il naso. Qualcuno, dopo l’intervento di Addiopizzo torna sui suoi passi. Una cosa è certa: l’imprenditore che è già vessato, deve essere aiutato dalle banche, non distrutto. Dovreste vedere i tassi di interessi che compaiono sul mio estratto conto”.

(© nella foto Rodolfo Guajana)