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Rivelazioni choc ad "Annozero"

Borsellino, uomo solo:
"Sapeva della trattativa"


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, Cronaca
E adesso immaginiamo la solitudine senza scampo del giudice Paolo Borsellino, al cospetto della grande trattativa col nemico.  Proviamoci. Immaginiamolo questo uomo buono, questo integerrimo servitore dello Stato, questo cittadino esemplare,  mentre apprende una notizia inconcepibile e vede sgretolarsi tutto il suo mondo migliore. Mentre tenta, boccheggiando, di capire se si parli davvero di attività investigativa o di intesa col male. Un dilemma da cammelli e crune dell'ago.  Immaginiamo i suoi occhi.  La vita interiore a pezzi, prima ancora dell'esistenza fisica.
[video width="320" height="240"]http://www.youtube.com/watch?v=i3quuVNY1NU[/video]La notizia è esplosa, come un'ennesima deflagrazione, ieri sera, ad "Annozero", in una puntata da trattenere il respiro. Il giudice Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa in corso tra la mafia e pezzi dello Stato. Tutto al macero, tutto distrutto per la sua etica adamantina.  A svelare il particolare è stato l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, guardasigilli nel 1992, anno orribile delle stragi in cui vennero assassinati i magistrati Giovanni Falcone e lo stesso Borsellino. Martelli racconta di avere saputo dall'allora direttore generale degli Affari penali del ministero, Liliana Ferraro, dell'intenzione dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, personaggio sodale dei boss Totò Riina e Bernardo Provenzano, di avviare una collaborazione con le istituzioni in cambio di ''protezione politica''. Secondo quanto emerso dalla tramissione condotta da Michele Santoro, la  Ferraro apprese la decisione di Ciancimino dal capitano del Ros dei carabinieri Giuseppe De Donno, che si teneva in contatto col figlio di don Vito, Massimo Ciancimino, ieri ospite. Lo afferma con chiarezza Martelli: il direttore degli Affari penali del ministero chiese all'ufficiale dell'Arma di riferire tutto a  Paolo Borsellino. La stessa Liliana Ferraro, che aveva rapporti di amicizia col giudice, lo avvertì della volontà dell'ex sindaco, personaggio chiave nella trattativa tra la mafia e lo Stato. La circostanza sarebbe avvenuta tra le due stragi e precisamente il 22 o il 23 giugno del '92. Immediato il pensiero. Logica la conseguenza percettibile, sebbene tutta da dimostrare. Paolo Borsellino fu dunque ucciso in via cautelativa. Un magistrato del suo stampo mai avrebbe permesso che si consumasse una tale vera o presunta sconcezza sulla pelle delle istituzioni, sopra il cadavere caldo di Falcone, della moglie e della scorta. Chi doveva capire, capì. E - secondo la ricostruzione - avviò il meccanismo infernale di via D'Amelio.
E' la verità? Noi, casomai, possiamo solo cercare di entrare nel sangue e nel cuore del giudice. Ci farà più male, ma capiremo meglio. Paolo Borsellino in lotta contro i mulini a vento, sopraffatto dalle domande sfiduciate sullo Stato che aveva servito con scrupolo e dedizione. Muri e filo spinato da ogni angolo. Fino all'epilogo. Fino alla passeggiata in via D'Amelio. Fino all'ultimo sorriso, fino all'ultima sigaretta accesa sul portone, dove adesso c'è un alberello che ricorda la strage. R.P.