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Il numero 2 del Csm: "Nesuno mi informò della trattativa"

Ma Mancino conferma:
"Non incontrai Borsellino"


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"Nessuno mi parlò di possibili trattative". Conferma quanto già sostenuto il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che nell'estate di sangue del 1992 si era appena insediato al ministero dell'Interno. Chiamato in causa nella trasmissione di "Annozero" andata in onda ieri sera - che aveva come tema la trattativa fra Stato e Cosa nostra -Mancino precisa: "Intanto si può parlare di una trattativa intavolata con lo Stato in quanto ad autorizzarla abbia dato il suo consenso chi del Governo all'epoca aveva la legittima rappresentanza: il Capo del Governo, il ministro dell'Interno o il ministro della Difesa". L'incontro fra il capitano dei carabinieri De Donno e Liliana Ferrara, ai tempi direttore deagli Affari penali, "si concluse con l'invito rivolto dalla dottoressa Ferraro al capitano De Donno di parlarne al giudice Borsellino, incaricato delle indagini. E' questa una trattativa?" si chiede Mancino.

"Quale responsabile, all'epoca, della sicurezza - continua Mancino - posso confermare che detti immediato e decisivo impulso sia alla messa a punto e alla approvazione parlamentare di provvedimenti legislativi adeguati a rafforzare l'azione di contrasto alla mafia e delle conseguenti misure di sicurezza per i detenuti più pericolosi, sia alle indagini allora in corso, indicando priorità degli obiettivi da assicurare alla giustizia e fornendo agli investigatori gli adeguati strumenti di uomini e mezzi. Tale azione dette in pochi mesi frutti mai raccolti nel passato".

Mancino torna anche su un argomento controverso, il suo incontro con Paolo Borsellino al ministero i primi di luglio del 1992. Il giudice palermitano si trovava a Roma per interrogare il pentito Gaspare Mutolo. L'interrogatorio fu interrotto perché Borsellino venne chiamato al ministero. Quando tornò, sostiene il collaboratore di giustizia, il giudice era particolamente nervoso e agitato, fumava addirittura due sigarette per volta.

"Dal momento che il pentito Gaspare Mutolo è stato citato anche durante la trasmissione di ieri, allora lo si citi per intero - risponde Mancino - infatti, alla domanda di Mutolo, rivolta al giudice Borsellino, sul perché fosse tornato dal Ministero 'tutto arrabbiato, agitato, preoccupato', Borsellino risponde, secondo quanto lo stesso pentito dichiara: 'viceversa del ministro mi sono incontrato con il dottor Parisi e il dottor Contrada". La testimonianza di Mutolo - conitnua - è agli atti giudiziari ed è riportata per intero in un volume di cui è coautore uno degli ospiti presenti ieri nella trasmissione".

Infine Mancino chiarisce un altro contenuto venuto fuori dalla trasmissione di Santoro che ha sostenuto come ministri "duri" furono cambiati con ministri più "morbidi" facendo riferimento all'avvicendamento al Viminale fra Scotti e Mancino. Una "fantasiosa ricostruzione" per il numero due del Csm, una ricostruzione "superata da tutto ciò che quel ministro, cioè io, fece, e dai successi ottenuti nella lotta contro la criminalità organizzata, come possono testimoniare i presidenti Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, il senatore Lauro, il vice capo della polizia prefetto Rossi. Altro che linea morbida rispetto all'altra linea dura!. Ripeto con fermezza - conclude Mancino - che le fantasiose illazioni di cui sono oggetto sono smentite dai fatti oltre che dalla loro intrinseca illogicità. Se schegge o apparati di servizi deviati hanno commesso azioni illegali, ciò deve essere dimostrato dalla magistratura. La magistratura proceda anche a verificare le eventuali coperture. Sono certo che la verità potrà essere dimostrata dalle indagini giudiziarie e solo da queste".

"si concluse con l'invito rivolto dalla dott.ssa Ferraro al capitano De Donno di parlarne al giudice Borsellino, incaricato delle indagini. E' questa una trattativa?