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I funerali delle vittime dell'alluvione

L'omelia di monsignor La Piana:
"Non strumentalizzate il nostro dolore"


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, Cronaca
E' stata una omelia profonda e accorata, e non poteva essere altrimenti, quella celebrata dall'arcivescovo di Messina Calogero La Piana. "A parlare oggi - ha detto - e' soprattutto il silenzio di questi troppi nostri fratelli e sorelle che hanno perso la vita nel tragico nubifragio. Bastera' tutto questo? Cos'altro dobbiamo sentire ancora? Cos'altro dobbiamo ancora aspettarci perche' avvenga una conversione, un cambiamento di rotta?". Interrotto più volte dagli applausi durante il suo discorso l'arcivescovo ha sottolineato come il silenzio dei defunti "sia il grido piu' eloquente di cio' che tutti noi oggi osiamo sperare, chiedere e gridare ai responsabili della cosa pubblica: restituiteci la serenita', dateci la garanzia di un piano di sicurezza, fatto di opere concrete e non di carte o di parole vuote e di circostanza, perche' simili tragedie non abbiamo piu' ad accadere".
A muovere il discorso di La Piana è il grido di sofferenza sollevato dalla gente di Giampilieri e Scaletta: "Il grido di Gesu' - 'Dio mio, Dio mio perche' mi hai abbandonato' del vangelo di Marco - e' il grido dell'umanita' sofferente, e' il grido di questa comunita' profondamente scossa dal tragico evento dell'alluvione, e' il grido della popolazione dell'Abruzzo colpita dal terremoto. E' il grido degli uomini provati in ogni angolo della terra da devastanti inondazioni o calamita' naturali". L'arcivescovo di Messina poi spende tante parole sulla instabilita' idrogeologica del territorio e sulla mancanza di prevenzione e l'abusivismo edilizio. Si e' anche parlato di tragedia annunciata: "Si e' voluto, come avviene sovente in circostanze simili, polemizzare, giudicare e condannare con sufficienza e presunzione. Cio' che tuttavia non riusciamo a tollerare e' il reiterato tentativo di strumentalizzare per l'ennesima volta il dramma di questa nostra terra e di questa nostra amata gente". Secondo l'arcivescovo "la parola piu' bella che abbiamo ascoltato e' quella pronunciata "attraverso gesti concreti ed eroici, parola gridata silenziosamente da numerose forze umane dal loro faticoso e massacrante lavoro, dalla loro grande generosita' e dal loro coraggioso e ammirevole impegno".