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"Manhattan Medea" apre
la stagione del teatro Libero


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Manhattan Medea, di Dea Loher, per la traduzione e la regia di Beno Mazzone, è lo spettacolo che apre giovedì 15 ottobre alle ore 21.15 - con repliche serali sino al 17 - la 42a stagione internazionale del Teatro Libero Incontroazione, Stabile d’Innovazione della Sicilia. In scena Marcella Colaianni, Matteo Contino e Giuseppe Sciascia; i costumi sono a firma di Lia Chiappara, realizzati da Jole Rizzo, le musiche di Antonio Guida, le luci di Gianfranco Mancuso, che ha realizzato le scene firmate da Beno Mazzone. Lo spettacolo si avvale della collaborazione del Goethe Institut di Palermo.

Molti secoli sono passati dall’originaria Tragedia di Euripide, rappresentata la prima volta nel 431 a.C., che si ispira ad una storia appartenente all’epoca preomerica, cantata a lungo da poeti epici e lirici. Nell’immaginario artistico Medea ha sempre occupato un posto di rilievo e ha goduto di una straordinaria vitalità tanto nell’ Arte figurativa quanto nel Teatro e nella Musica. «Di questo illustre e ingombrante passato – spiega Mazzone - il testo della Loher non sembra preoccuparsi, non presenta infatti alcun timore reverenziale nei confronti di una materia tanto frequentata; l’approccio della drammaturga tedesca è diretto e tende a mettere in rilievo la forza pregnante del mito che è di grande e coinvolgente vitalità».

L’ambientazione della vicenda, come suggerisce lo stesso titolo, è l’isola di Manhattan che rappresenta il cuore di New York, nel ventesimo secolo. La scena unica si svolge davanti la ricca facciata di uno dei tanti lussuosi palazzi della Quinta strada; è l’alba di un giorno come tanti e il portiere esordisce lamentando la presenza di una figura inquietante che dalla sera precedente staziona di fronte l’abitazione fregiata d’oro e di marmo, quasi a spiare i movimenti dei suoi abitanti che si aggirano dietro le finestre protetti da velluti che oscurano la luce e proteggono le stanze da sguardi stranieri. Ed è proprio una straniera la giovane donna che ha trascorso la notte vegliando e ancora allunga il suo sguardo vivo e vigile quasi a penetrare la casa di Sweatshop Boss (letteralmente Sanguisuga), uomo potente e facoltoso.

Dal colloquio tra la giovane straniera e il portiere si apprendono gli elementi informativi di base che ci riportano con la memoria al mito originario: il riccone, che rimanda alla figura di Creonte, ha una giovane figlia, Claire, che evoca la Glauce del mito, entrambe infatti sono alla vigilia delle nozze con un giovane uomo straniero il cui nome scelto dalla Loher, Jason, è fin troppo esplicito. Dalle parole del portiere, che assume in questo testo contemporaneo la ragion d’essere e la funzione informativa del coro della Tragedia euripidea, apprendiamo che Claire ama frequentare gli ambienti alternativi, quelli dove, a sud della 14a strada e lungo la riva dello stretto braccio di mare che separa Manhattan dal quartiere di Brooklyn, tradizionalmente si riuniscono immigrati e rifugiati. È lì che Claire ha conosciuto Jason; egli pur di sposarla ha deciso di lasciare la moglie e di portare con sé il suo piccolo figlio che, a detta del portiere dello stabile, ha nello sguardo un’ombra, senza dubbio un tormento, forse una nostalgia…

Gli elementi della storia ci sono tutti: la fuga degli amanti, la morte del fratello, e la vendetta crudele di Medea. Ma tutto si svolge su un marciapiede perché è quello l’ambiente dove si snoda la grama vita di Jason e Medea, clandestini emigrati uniti dallo scopo esistenziale di fare denaro ad ogni costo e che questo tengono bene in mente, con sguardo gelido e con il cuore che non trema ascoltando la verità. Un rapporto fatto di complicità ma anche di progettualità diverse in cui Jason, che mira all’ascesa e tenta ogni cosa pur di risalire in linea verticale verso una condizione socioeconomica migliore, si scontra con Medea che invece lotta in senso orizzontale per mantenere i suoi legami ed è disposta a fare qualsiasi cosa pur di tornare ad avere ciò che a prezzo di sangue si è conquistata.

La conclusione della storia la si può immaginare secondo la memoria che si ha del mito. Ma Dea Loher riserva una conclusione che è giusto non svelare…