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Clamoroso all'appello per l'omicidio Geraci

Mandalà: "Faccio parte di Cosa nostra"


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Ai mafiosi è forse venuta la voglia di parlare. E' accaduto a Salvatore Lo Piccolo e a Giuseppe Graviano. Ora succede anche a Nicola Mandalà con un uscita clamorosa nel processo d'Appello per l'omicidio di Salvatore Geraci, per cui è stato condannato in primo grado all'ergastolo. "Ho fatto parte dell'associazione mafiosa Cosa Nostra - ha detto - non recrimino la condanna che i giudici mi hanno dato per questo reato. Ma non sono un assassino"

Nicola Mandalà - oltre all'erggastolo - è già stato condannato a nove anni e quattro mesi per mafia. Secondo le indagini era colui che aveva accompagnato Bernardo Provenzano fino a Marsiglia, in Francia, per farlo curare da suoi problemi medici legati alla prostata. Figlio di Antonino Mandalà, condannato per mafia e oggi a piede libero, era uno dei curatori della latitanza di Provenzano e aveva contribuito a creare quel "laboratorio mafioso" di Villabate che si occupava anche di affari e politica.

"Con l'omicidio Geraci non c'entro nulla - ha continuato Mandalà nelle sue dichiarazioni spontanee - quel giorno mi trovavo lì per fare una intimidazione a un imprenditore, ma non ho ucciso nessuno''. Salvatore Gerraci, imprenditore legato a doppio filo con Cosa nostra, è stato ucciso nel maggio del 2004 in corso dei Mille a Palermo. I giudici di primo grado si sono basati sulle intercettazioni e sugli spostamenti dei tre imputati. Oltre Mandalà, all'ergastolo sono stati condannati Ezio Fontana e Damiano Rizzo.

"A mio carico - dice Mandalà - ci sono solo intercettazioni. Mi sono iscritto in giurisprudenza e ho anche dato due esami perché voglio capire come si possa condannare all'ergastolo una persona sulla base di intercettazioni". Infine, il boss di Villabateha rivolto un appello ai giudici della corte d'assise d'Appello. "Anche se dovessi essere condannato mi si restituisca la patria potestà. Voglio vedere i miei figli ai quali ho insegnato ad essere buoni''.