Live Sicilia

Indagini sul governatore nel 2007

Mafia, Lombardo: "Cose ridicole"


Articolo letto 604 volte


mafia, maurizio avola, pdl, raffaele lombardo, Cronaca
Bufera sul governatore Raffaele Lombardo. Secondo il "Il Fatto Quotidiano" di ieri, il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo "è sotto inchiesta per mafia a Catania". L'iscrizione nel registro degli indagati - secondo le informazioni del giornale -  risalirebbe al giugno del 2007 a seguito delle rivelazioni rese ai magistrati dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola. Stando alle dichiarazioni di Avola, Lombardo sarebbe stato vicino, negli anni 80, al capomafia catanese Nitto Santapaola. Una vicinanza culminata addirittura con un incontro tra i due, quando il boss era ancora latitante.

"Accuse ridicole"
"E' una cosa ridicola, che non sta né in cielo né in terra". Così il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha commentato ieri le dichiarazioni del pentito Maurizio Avola, circa un suo presunto incontro con il boss Nitto Santapaola. "Affermazioni ridicole - ha aggiunto il governatore -che sostenevano: 'Lombardo forse non aveva i baffi, guidava una Ferrari'. La procura ha chiesto un supplemento d'indagine che ha già completato". Lombardo ha infine suggerito ai giornalisti: "Fate riferimento a quello che ha detto il procuratore di Catania , io - ha ironizzato - non sono attendibile".

La ricostruzione del "Fatto"
Il giornale diretto da Antonio Padellaro riferisce di come l'anno scorso, a conclusione delle indagini di rito, il Pm, ritenendo credibili ma prive di riscontro le dichiarazioni del pentito, abbia chiesto l'archiviazione che però non è mai stata concessa dal Gip Antonio Caruso. Il magistrato, anzi, pare che le abbia prorogate di altri 120 giorni. Di fatto, ancora oggi, nonostante siano passati dieci mesi il procedimento risulta ancora aperto senza che sia stata presentata richiesta d'archiviazione nè di rinvio a giudizio.

Polemica sugli assessori
La notizia di ieri, intanto, al di là della cronaca "giudiziaria" sta già avendo alcuni effetti politici. "Gli assessori alla Sanità Massimo Russo e alla Famiglia Caterina Chinnici entrambi magistrati erano a conoscenza al momento del loro ingresso in giunta che il presidente Raffaele Lombardo era stato iscritto nel registro degli indagati per reato di mafia da parte della Procura di Catania?". E' quanto chiedono infatti i parlamentari regionali del Pdl, Salvino Caputo, Roberto Corona, Fabio Mancuso. "E se solo oggi - aggiungono - hanno appreso del coinvolgimento del presidente Lombardo in un procedimento penale per gravi reati, e atteso il loro ruolo di magistrati impegnati in delicate indagini antimafia e il loro ruolo istituzionale sino a oggi profuso in tema di difesa della legalità e della trasparenza amministrativa, ritengono di autosospendersi o dimettersi?".