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Ritrovati quelli dei due fratellini Lonia

Messina, i corpi non finiscono più


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Li hanno trovati. Hanno trovato i corpi. Ed è stato come perderli di nuovo, come smarrirli, come tagliare l'esile filo di una speranza assurda. I due fratellini Francesco e Lorenzo Lonia, sei e due anni, sono emersi dal fango solido che sempre segue l'alluvione. E non sappiamo cosa sia meglio  per papà Antonio che, nel crollo di Giampilieri, ha perso anche la moglie. Forse sarebbe stato più giusto lasciarli al fango quei figli bambini. E cullarsi al suono dolcemente tremendo di una parola. "Dispersi". Sì, dispersi, come i fanti che andarono in Russia e furono seguiti allo stremo dalle madri e dalle fidanzate, ben oltre la logica dell'ottimismo. Disperso: quel che resta del giorno è nella terminologia, quando la Protezione civile l'ha detto in tutte le salse che, lassù, l'unico valore veramente disperso è la speranza di rintracciare un respiro sotto le macerie. Eppure disperso non vuol dire morto. Si alimenta la luce di una candela folle. L'immagine di una mano che suona il campanello di casa per un inatteso ricongiungiumento familiare. In fondo, la Russia e il sottosuolo hanno la stessa distanza da noi, dalla nostra sicurezza.
Oppure tutto giusto così, con due corpicini fisicamente presenti sui cui piangere, pur nella devastazione. Due bambini eruttati dalla terra. Corpi che non smettono di sbocciare in questa primavera contraria. E se c'è una morale terribile, può essere appena questa: non dimentichiamo i corpi e le anime. Dei morti e dei vivi.