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DIAGONALI. Su "Il Palermo" da oggi in edicola

Munnizza 3 Palermo 0


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La prima palestra del calcio meridionale fu, è e sarà la strada. Quando io ero piccirìddo, non esisteva ancora l'asfalto nel mio quartiere. Si giocava sulla terra battuta. Il piede s'aveva a inzignàri le asperità del terreno, le irregolarità del rimbalzi del pallone. Non si simulava mai. Cadere significava sminchiarsi ginocchia, gomiti, palmi delle mani e soprattutto i vestiti (e in questo caso a casa i timpulàte sarebbero state a due a due fino a quando non diventavano dispari). Come pali si usavamo  magliette, cartelle quelle di tela verde, balatòni ammucchiati. Poi venne l'era dell'automobile di stato e fu asfalto unnegghiè. Nelle partite in mezzo alla strada iniziò così ad avere un peso la corsa, la resistenza alla fatica ed al calore che scende dal cielo e sale dal catrame dell'asfalto. Iniziarono a vedersi i primi golle in acrobazia, rovesciate e sforbiciate micidiali, perché l'asfalto è più elastico della terra battuta e perché comparivano a taliàrsi quelle partite le prime femmine, sedute seducentemente sui cofani delle auto. I pali erano gli zaini Invicta e le cassette della frutta. Poi è arrivato l'oggi, ed il calcio in mezzo alla strada soffre, soffocato da smog e da una città diventata un assurdo parcheggio a cielo aperto. Si gioca sempre meno e con sempre minore gioia. Però il gioco è da sempre un preciso indicatore della realtà, forse il migliore. Infatti oggi nessuno vuole stare in porta: nella Palermo dell'era Cammarata come pali si usano i sacchetti della munnìzza. Ho visto piccirìddi contestare un fuorigioco perché (testuale) “c'era 'u sùarcio a tenerti in gioco”. Munnìzza 3- Palermo 0. E siamo solo alla fine del primo tempo.