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Le reazioni

A Corleone tutto tace
"Ma il pastore non è estraneo"


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“A Corleone si respira un clima normalissimo. È strano, ma è come se niente fosse successo. Magari bisognerà aspettare qualche giorno e vedere le reazioni, appena si sarà sparsa la voce”. Salvatore Ferrara, corleonese e socio della cooperativa "Lavoro e non solo" che dal 2000 gestisce a Corleone i beni confiscati ai suoi noti concittadini Riina e Provenzano, commenta senza stupore il dissequestro di quello che fu l' "ultimo domicilio conosciuto" del padrino.

"In città qualcuno ha definito il pastore proprietario del covo come un poveraccio, un sempliciotto finito in un gioco più grande di lui" racconta Dino Paternostro, segretario cittadino della camera del lavoro che, in più d'un occasione, ha subito atti intimidatori. "Io credo che sia da ingenui vederla così. Il più ricercato tra i latitanti d'Italia non sarebbe mai stato affidato a un uomo su cui Cosa nostra non deponesse la massima fiducia - dice il dissequestro non dimostra che il pastore non fosse invischiato con la mafia. Testimonia soltanto che lo Stato non è riuscito a dimostrare che il bene fosse di provenienza illecita. Ergo - conclude - gli è stato restituito”.