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Violante: "Non è la bocca della verità"

"Prudenza con Ciancimino"


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''Borsellino può certamente essere stato assassinato perchè contrario alla trattativa, ma l'ultima parola la dirà l'autorità giudiziaria. Ciascuno di noi sa solo un pezzo della verità. Credo che questa sia una delle ipotesi che stanno esaminando i magistrati''. Parla Luciano Violante, ex presidente della Camera, che torna con la memoria ai giorni delle stragi di mafia del '92. In un'intervista rilasciata all'agenzia ADNKRONOS, ribadisce la sua posizione sull'attendibilità di Vito Ciancimino dopo la desecretazione di una lettera con la quale l'ex sindaco di Palermo ribadiva nel '92 la propria disponibilità ad essere ascoltato dall'Antimafia rimuovendo la condizione, espressa in una richiesta analoga nei mesi precedenti, di essere ascoltato dalla Commissione alla presenza degli organi di informazione: ''Consiglio di andare con molta prudenza sulle cose che dice la famiglia Ciancimino. 'Ciancimino -dice Violante, presidente dell'Antimafia dal 25 settembre '92 al marzo del '94- non è la bocca della verità sia ben chiaro. Ora, invece, sembra diventato la badessa di un convento di orsoline...'' . Questa lettera resa pubblica e consegnata alla procura di Caltanissetta, spiega, ''conferma pienamente quello che ho detto nella mia deposizione davanti ai magistrati di Palermo. La missiva di Ciancimino con la richiesta di essere ascoltato dall'Antimafia risale al 26 ottobre del '92. Prima di questa data -spiega Violante- ho incontrato tre volte Mori su sua richiesta, perchè Vito Ciancimino, mi disse il colonnello, voleva avere un colloquio riservato con me. Io spiegai -precisa- che non era mia abitudine avere colloqui riservati. Dissi a Mori che Ciancimino avrebbe potuto chiedere un'audizione alla Commissione Antimafia. Dopo che confermai il no per la terza volta, arrivò la lettera di Ciancimino che chiedeva formalmente di essere convocato''. Violante chiarisce che allora ''Vito Ciancimino non era né un pentito né un testimone, ma un imputato e come tale non aveva l'obbligo di dire la verità. Poteva dirci impunemente quello che voleva. Noi decidemmo di sentire prima i collaboratori di giustizia e i pentiti, poi saremmo passati ad altre audizioni tra cui quella di Ciancimino. Solo che Ciancimino a dicembre del '92 venne arrestato. Era quindi sotto interrogatorio da parte della magistratura ordinaria e a quel punto le cose si arenarono. L'Antimafia doveva fermarsi, l'imputato era diventato un detenuto''. Violante insiste: ''Il comportamento di Ciancimino non era chiaro. Era stato arrestato, era interrogato, c'era il rischio di interferire con l'azione della magistratura. In ufficio di presidenza più volte prendemmo in esame la possibilità di sentirlo. Ma in Commissione, se non erro, nessuno lo chiese. Credo che maggioranza e opposizione si rendevano conto che Ciancimino, non obbligato a dire la verità perche' imputato, poteva utilizzare l'Antimafia per i propri scopi ''.