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La droga venduta ai minorenni

Monreale, blitz dei carabinieri
Decapitata la rete dello spaccio


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, Cronaca
Una maxioperazione dei carabinieri di Monreale ha decapitato la centrale dello spaccio in città. I militari hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili di commercio e vendita di sostanze stupefacenti nella provincia di Palermo.
L’attività investigativa, durata oltre un anno - spiegano i carabinieri - ha permesso di ricostruire e, conseguentemente, disarticolare le dinamiche del traffico e del consumo di sostanze stupefacenti nel comune di Monreale e nelle frazioni vicine. Gli uomini dell’Arma, infatti, dopo aver bloccato tutte le principali strade di ingresso del paese e "cinturato" sin dalla notte scorsa alcune abitazioni di “interesse operativo”, con l'ausilio di un elicottero, che ha sorvolato a bassa quota il centro, hanno individuato, e quindi arrestato quattro giovani del posto, ben conosciuti in paese, in quanto soliti frequentare i principali luoghi di ritrovo della gioventù. I quattro avevano scelto una strada facile e sicura per guadagnare ed essere “considerati” agli occhi dei loro coetanei: lo spaccio di cocaina, confezionata con una particolare forma “a goccia”, e, per questo, particolarmente diffusa, soprattutto, all’interno degli istituti scolastici e fra i minorenni.
Particolare era anche in alcuni i casi le modalità di pagamento dello stupefante da parte degli acquirenti: per una “goccia” di cocaina il consumatore poteva effettuare a favore del suo pusher delle ricariche telefoniche del valore variabile dalle 80 alle 100 euro.
Gli arrestati, tuttavia - chiariscono dall'Arma - hanno sbagliato a ritenere che utilizzare tra di loro un linguaggio criptico, forme di compravendite particolari, e conoscere a memoria le targhe delle autovetture civetta dei carabinieri fossero accorgimenti sufficiente per eludere le indagini.

Gli arrestati
Natale Giurintano, detto “Carlo”, in particolare, 24 enne del posto, era solito - secondo la ricostruzione - vendere la sostanza stupefacente nella centralissima Piazza Inghilleri, luogo convenzionalmente denominato il Canale, sfruttandone la particolare morfologia urbanistica per eludere i controlli dei carabinieri. L'ubicazione della Piazza Inghileri, infatti, punto di incrocio tra le due principali strade del centro storico di Monreale, ma collocata in posizione rialzata, rispetto la sede stradale, si prestava perfettamente per consentire al giovane monrealese di spacciare, protetto da alcune vedette.
Gianluca Mirto, anche lui arrestato questa mattina nel corso del blitz. Mirto, 22 enne del posto, era legato al Giurintano da un profondo rapporto di amicizia, tanto da coadiuvarlo nell’attività di vendita, ma soprattutto, nella custodia, dello stupefacente, poiché si riteneva un insospettabile. Numerosi sono stati, infatti, gli episodi monitorati dai carabinieri della compagnia Monreale, nel corso dei quali, Mirto avrebbe provveduto a cedere la droga, su indicazione di Giurintano, oppure, occasioni, nelle quali, lo stesso Giurintano sarebbe passato a prelevare lo stupefacente a casa del fedele collaboratore, prima di soddisfare le richieste dei propri numerosi clienti.
Fabrizio Termini, detto “il Pigiamino”.Termini, 25 enne, monrealese - secondo i carabinieri - non solo riforniva i pusher locali di grossi quantitativi di stupefacente, ma cedeva anche singole dosi di cocaina a semplici assuntori, tra i quali alcuni liberi professionisti palermitani. Il modus operandi di Termini, tuttavia, era ben differente da quello del Giurintano, poiché riceveva i propri clienti all'interno dell’abitazione dei suoi genitori, nella centralissima via della Repubblica di Monreale, oppure, talvolta, nella casa dove conviveva, con la sua giovane compagna.
Salvatore Romano, detto il “Bambolotto”. Romano, 24 enne, di Monreale, è stato già tratto in arresto la notte del ferragosto di circa un anno fa dai carabinieri perché trovato in possesso di un grosso quantitativo di sostanza stupefacente. Anche lui, come gli altri, era solito esprimersi, con un linguaggio criptico, indicando lo stupefacente con il, termine “pizza”.