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La pronuncia della corte d'Assise di Palermo

"Il 41-bis non è incostituzionale"


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Il 41 bis non è incostituzionale. La conferma arriva dalla corte d'Assise di Palermo di fronte la quale si sta svolgendo il processo per il rapimento e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. L'eccezione di costituzionalità era stata avanzata dal legale di Giuseppe Graviano, capomafia di Brancaccio, imputato nel processo, che sosteneva come la nuova normativa sul carcere duro per i boss mafiosi limitasse il diritto alla difesa consentendo solo tre colloqui mensili da un'ora ciascuna con gli avvocati.

Una foto darchivio di Giuseppe Graviano

Una foto d'archivio di Giuseppe Graviano



La Corte, presieduta da Salvatore Di Vitale, ha ribadito come la Cassazione si sia più volte pronunciata sulla compatibilità del regime del 41-bis con la carta costituzionale in senso positivo. Per cui ha rigettato la richiesta e dato via alla costituzione delle parti e l'illustrazione dell'accusa da parte del pm Fernando Asaro.

Il processo che si svolge a Palermo vede alla sbarra, oltre Giuseppe Graviano, anche Salvatore Benigno, Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e il superlatitante Matteo Messina Denaro, accusati dell'ideazione e delle prime fasi del sequestro. Fra gli imputati anche il dichiarante Gaspare Spatuzza che si è autoaccusato del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, tenuto in prigionia dal 1993 al 1996 per intimidire suo padre Santo, deciso a collaborare con la Giustizia, inducendolo a una ritrattazione. Marcia indietro che l'ex boss non farà e che causerà l'omicidio del figlio e lo scioglimento del suo corpo nell'acido.