Live Sicilia

MAFIA

Grasso: "Forse non solo Cosa nostra
dietro la strage di Capaci"


Articolo letto 403 volte

VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca
"Non c'é dubbio che la strage che colpì Falcone e la sua scorta siano state commesse da Cosa Nostra. Rimane però l'intuizione, il sospetto, chiamiamolo come vogliamo, che ci sia qualche entità esterna che abbia potuto agevolare o nell'ideazione, nell'istigazione, o comunque possa aver dato un appoggi all'attività della mafia". Piero Grasso rilancia la 'lettura' dell'uccisione di Giovanni Falcone come qualcosa di non completamente riconducibile a Cosa Nostra. Davanti alla commissione Antimafia, dopo aver citato numerosi passaggi delle sentenze sulla vicenda, il procuratore nazionale Antimafia si pone e gira ai commissari un quesito: perché si passò dall'ipotesi di colpire Falcone mentre passeggiava per le strade di Roma all'attentato con 500 chilogrammi di esplosivo, collocato a Capaci. Una scelta, quella dell'attentato, che ha una modalità "chiaramente stragista ed eversiva. Chi ha indicato a Riina queste modalità con cui si uccide Falcone?
Finché non si risponderà a questa domanda sarà difficile cominciare ad entrare nell'ordine di effettivo accertamento della verità che è dietro a questi fatti".
In precedenza, Grasso aveva ricordato che inizialmente Falcone era in un elenco di obiettivi da colpire a Roma, elenco che comprendeva, oltre al magistrato, il ministro Martelli, il giornalista Barbato e Maurizio Costanzo. Oltre a fare i sopralluoghi per colpire Costanzo, i mafiosi a Roma frequentavano noti ristoranti per verificare se effettivamente il giudice vi andasse a cena. Ad un certo momento, nel marzo 1992, Sinacori (il mafioso che eseguiva i sopralluoghi) va a Palermo e in quella sede Riina gli dice che non c'é più bisogno di colpire Falcone a Roma, perché "abbiamo trovato qualcosa di meglio".