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Nella rapina morì Paolo Cordova

"Assaltarono la farmacia"
Chiesti 83 anni per tre giovani


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emanuele ficarra, ignazio ferrante, lo monaco, omicidio, paolo cordova, Cronaca
I pianti e i singhiozzi cominciano a sentirsi in aula dopo la pronuncia del pubblico ministero, Giuseppina Motisi: “Trent'anni per Antonino Lo Monaco, 27 per Emanuele Ficarra e 25 per Ignazio Ferrante”. Sono i parenti dei tre giovani accusati dell'assalto alla farmacia Ruffino di via Mogadiscio, a Palermo, il 16 novembre del 2006. Una rapina dove scappò il morto, Paolo Cordova, 46 anni, magazziniere. Di fronte la prima sezione della corte d'Assise di Palermo, il pm ha concluso la sua requisitoria con le richieste di condanna per gli imputati. I tre, all'epoca dei fatti, avevano 21, 23 e 25 anni.

La vittima, Paolo Cordova

La vittima, Paolo Cordova



La requisitoria di Giuseppina Motisi ha passato a setaccio le intercettazioni in carcere che hanno consentito di far luce sul delitto. “Io trent' anni non me li faccio” diceva uno degli imputati in un colloquio in carcere. “Ma com' è che non aveva la calza?” risponde la madre. “Io non me l' accollo né ora né mai, mi dispiace. Ma qua nessuno si deve fare sbirro, solo lui va e gli dice: 'Io sono il terzo'. Perché io non me l' accollo né ora né mai, a me dispiace per Tonino”.

E' l'atto d'accusa – involontario – contro Lo Monaco, ritenuto colui che ha fatto fuoco, l'unico a volto scoperto durante la rapina. A incastrarlo, oltre le intercettazioni, sono state le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza che, secondo i due periti nominati dall'accusa, corrispondono morfologicamente con i tratti somatici di Lo Monaco. Oltre questo, in casa del ragazzo, è stato trovato un giubbotto uguale a quello usato per la rapina e su di esso la polizia scientifica ha trovato tracce di polvere da sparo.

“Per l'efferatezza, l'enormità della reazione, la pericolosità degli imputati per cui parla la loro storia criminale, le attenuanti generiche legate alla giovane età sono compensate dall'aggravante” conclude il pm Giuseppina Motisi che dà lettura delle richieste di condanna. Poi le lacrime e i singhiozzi dei parenti dei tre giovani.