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Il dibattito

“Futuro remoto”, gli informatici
negli uffici giudiziari


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Da più di dieci anni vivono una condizione di precarietà lavorativa, nonostante il loro sia un ruolo strategico per il funzionamento della giustizia. Si tratta dei lavoratori addetti all'assistenza informatica negli uffici giudiziari. Licenziamenti, scioperi e mancate retribuzioni sarebbero la conseguenza dei tagli attuati al bilancio e del mancato controllo sui rapporti fra società e lavoratori. I lavoratori si sono incontrati ieri pomeriggio, nel'Aula Magna del giudice di pace di Palermo, per l'incontro “Futuro remoto - Giustizia fra esternalizzazioni, precariato e rischi legati alla sicurezza della gestione informatica".

L'incontro si è aperto dando voce ad alcuni lavoratori Atu e Eutelia, vittime di questa condizione di precariato, che hanno raccontato la loro esperienza. Ha poi preso la parola l'eurodeputato dell'Idv,  Luigi De Magistris: “I poteri occulti, forti, stanno da tempo minando l'attività giudiziaria attraverso le intercettazioni. Governi di destra e di sinistra hanno cercato di controllare sistemi informatici. Non bisogna opporsi all'informatizzazione ma capire chi la gestisce all'interno del ministero della Giustizia. Con il processo di centralizzazione si crea una spersonalizzazione dei rapporti e mancanza di controlli sulle persone che operano favorendo l'accesso alla criminalità organizzata. Per esempio, i collaboratori di polizia giudiziaria hanno un ruolo fondamentale. Questa è una battaglia sui diritti e sul funzionamento della giustizia”.

A seguire l'intervento del superconsulente informatico Gioacchino Genchi, che ha invitato i lavoratori Atu a non arrendersi: “Questo controllo nevralgico delle informazioni in Italia non poteva non riguardare il controllo della magistratura. Il problema reale siete voi e l'attacco alla vostra professione. Questa è una realtà di fronte alla quale non potete arrendervi: state vicini ai magistrati, fate sì che vi coinvolgano nel loro lavoro”.

Hanno poi raccontato la loro esperienza i magistrati Felice Lima di Catania e Giovanbattista Toma di Caltanissetta, che ha espresso il suo dissenso nei confronti della scelta del ministero della Giustizia di esternalizzare i tecnici informatici: “In questo quadro il precariato non ha senso, la scelta del Ministero non è comprensibile. Non abbiamo capito perché sono stati cacciati quei tecnici che da noi erano produttivi”. “Ci si sente profondamente incapaci, imbarazzati a sentire cose del genere – conclude il deputato europeo dell'Idv, Sonia Alfano - è anche una questione di dignità del lavoratore”.