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Università in crisi

Sei iscritti a Petralia Sottana
e a Palermo la maglia nera


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Anche Petralia Sottana, nel Palermitano, ha la sua università: un corso di laurea con sei iscritti. A farle compagnia Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, sede distaccata dell'università di Messina. Mentre all'Ateneo Palermitano spetta la maglia nera della graduatoria ministeriale.

Secondo i dati diffusi dal ministero dell'Istruzione, all'indomani del varo della riforma, i comuni dove ha sede almeno un corso di laurea triennale sono 226, sette i corsi di laurea con un solo studente e ben 327 le facoltà che non superano i 15 iscritti. Una moltiplicazione di sedi e corsi - ha più volte denunciato il ministero dell'Istruzione - che in molti casi non ha tenuto conto delle reali esigenze dei ragazzi, delle richieste del mercato del lavoro, aumentando la spesa in maniera inaccettabile.

Il rettore dellUniversità di Palermo, Roberto Lagalla

Il rettore dell'Università di Palermo, Roberto Lagalla



Chi sta cercando di tagliare e far quadrare i conti è l'Ateneo palermitano. "I criteri di valutazione degli atenei dovrebbero essere fatti in base a parametri certi e di merito, ma anche tenendo in considerazione il contesto territoriale e facendo analisi di anno in anno" dice il rettore dell'Università di Palermo, Roberto Lagalla, che secondo il Ministero è agli ultimi posti in Italia in termini di efficienza.

La riforma appena varata dal consiglio dei ministri arriva in un momento delicato per l'Ateneo palermitano, che sta cercando di affrontare il deficit di bilancio e la riduzione dei tasferimenti che incidono sulla qualità dei servizi per i circa 70mila studenti universitari. Per rimettere in sesto i conti, il Senato accademico ha appena approvato una "cura dimagrante" per gli ottanta dipartimenti: quelli con meno di 40 docenti saranno disattivati entro il 31 dicembre 2010. Anche i centri interdipartimentali vengono esclusi da trasferimenti provenienti dal bilancio universitario e dovranno essere finanziariamente autonomi. "L' Università di Palermo - continua Lagalla - prima con il ridimensionamento dei corsi di laurea, adesso con la riorganizzazione dei dipartimenti, sta concretamente dando seguito alla necessità del sistema accademico italiano di essere più efficiente e di contenere le spese".

Per il 2009 il deficit stimato è di 19 milioni di euro, che si aggiunge al buco di bilancio dell'anno precedente, il cui ammontare è oggetto di valutazione da parte di società specializzate alle quali si è rivolto l'Ateneo. In tre mesi si sono succeduti due direttori amministrativi, col difficile compito di trovare soluzioni per fronteggiare i problemi finanziari. Questo valzer di poltrone ha indotto la Procura di Palermo ad aprire un'inchiesta per accertare se esista un collegamento tra le dimissioni di dirigenti e i conti in rosso dell'Università. Negli ultimi quattro anni il fondo di riserva, che era pari a 177 milioni, è stato pressoché prosciugato.

"La situazione è complicata - dice Luca Lombardo, componente del movimento studentesco e rappresentante all'Ersu - Negli ultimi due anni le tasse sono aumentate di oltre il 30% ma i servizi non migliorano; molti studenti fanno lezioni nei cinema o in locali angusti per la carenza di strutture adeguate". Per contenere i costi, l'Ateneo ha proposto ai docenti esterni contratti a "zero euro", mentre il progetto di un ticket per il parcheggio nella cittadella universitaria si è arenato per le proteste delle associazioni studentesche.