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Grasso: interessi esterni in delitto La Torre


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Nell'omicidio di Pio La Torre, (avvenuto a Palermo il 30 aprile 1982) parlamentare del Pci, e padre della legge che ha introdotto il reato di mafia e il sequestro dei beni mafiosi firmata insieme all'allora ministro Dc Virgilio Rognoni, oltre alla mano di 'Cosa nostra' potrebbe esserci anche l'apporto di "elementi esterni" non estranei al sistema del potere politico dominante in Sicilia all'epoca. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso intervenendo alla presentazione - nella sede della Rai di viale Mazzini - della puntata di 'La Storia siamo noi' che andrà in onda su Rai Storia la prossima domenica e che è dedicata alla figura di Pio La Torre. Grasso ha fatto riferimento alle parole del pentito Marino Mannoia.

In particolare Grasso ha ricordato che Mannoia, a proposito dell'uccisione di Pio La Torre nel quale, venne colpito a morte anche il suo autista Rosario Di Salvo, disse, in sostanza, che l'esponente del Pci fu ucciso per la sua azione politica di contrasto e non fu ucciso in quanto uomo politico. "Se tutti quelli che fanno politica dovessero essere ammazzati - ha detto Grasso riferendo le parole di Mannoia - allora dovremmo sterminare l'umanità". Grasso ha spiegato queste affermazioni del pentito dicendo che, in questo modo, Mannoia "ammetteva la possibilità che ci fossero elementi esterni nella decisione di uccidere La Torre, ma non ne aveva le prove. Non dobbiamo dimenticare che i vertici assoluti di Cosa nostra, i quali potrebbero fornire informazioni importanti sulla stagione dei cosiddetti delitti politici della mafia, non hanno fatto la scelta di collaborare con lo stato". Grasso non è voluto tornare sul tema della trattativa stato mafia, sul quale è stato interpellato ieri sera durante un' audizione secretata davanti alla Commissione Antimafia, ma ha detto - rispondendo ad una domanda di Minoli - che certamente con l'arresto di Vito Ciancimino, uno degli intermediari della trattativa che riferiva a Totò Riina, si interrompe questo 'flusso' per riprendere la trattativa avevano individuato me come capro espiatorio: uccidermi con un attentato. (Ansa)