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PALERMO

Incertezza sul futuro dell'Amia
L'azienda incontra i sindacati


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amia, munnizza, palermo, rifiuti, sindacati, Politica
Mentre in città si discute ancora della lotta intestina tra gli operai Amia, sfociata nella rissa di qualche notte fa, questa mattina la III e la VII commissione consiliare hanno incontrato i sindacati di categoria per discutere del futuro della municipalizzata d’igiene ambientale. La riunione, convocata già dalla scorsa settimana, ha posto l’accento sul famigerato piano industriale salva-azienda. Famigerato perché, come ha sottolineato il consigliere Idv Elio Bonfanti “né la commissione bilancio, né la terza commissione hanno ricevuto, a oggi, il piano industriale dai vertici Amia. È necessario – ha continuato Bonfanti – che l’azienda diventi per il comune un bene remunerativo, che riesca a chiudere in attivo i suoi bilanci. Per quanto riguarda i sindacati, la rivendicazione dei diritti dei lavoratori arriva dopo un lungo periodo di promesse non mantenute da parte dell’amministrazione attiva. Anche in prossimità di campagne elettorali”. Sulle voci circa l’interesse di deprezzare l’azienda prima di venderla ad eventuali privati, Bonfanti ha aggiunto: “si presume che ci siano già cordate pronte all’acquisizione della società. Personalmente mi pare improbabile, ma il disastro di Amia potrebbe non essere casuale”. E ancora, Luisa Milazzo, sindacalista della Fiadel, ha voluto puntualizzare che, mentre “si parla di Amia come di un’azienda, la società, di fatto, può essere definita ad oggi soltanto un carrozzone. Bisogna acquisire una mentalità imprenditoriale che permetta di gestire i rifiuti come un’opportunità, non come un problema. Fermo restando che sarebbe opportuno che l’azienda restasse, per lo meno in quota di maggioranza, di proprietà del Comune”. E ancora, Dionisio Giordano, sindacalista Cisl, ha evidenziato di non avere ricevuto ad oggi alcuna modifica nel piano industriale da 23 milioni di euro. “Se si dovesse verificare il caso in cui gli stanziamenti da parte del Comune si limitassero a 8 milioni, a fronte dei 23 previsti dal piano dell’azienda, è indubbio che a risentirne sarebbe la qualità del servizio”. Sulla scomoda domanda in merito al peso che i sindacati hanno avuto in questi anni dentro l’azienda, proprio mentre la cattiva gestione comportava gli esiti sfociati nell’attuale negativo di 179 milioni, Giordano ha soltanto aggiunto: “noi c’eravamo. Eravamo a Villa Niscemi quando il sindaco si assunse l’impegno di aumentare il contratto Amia ed eravamo in piazza il 15 settembre 2008 a protestare contro il mancato rispetto di quell’impegno”. Il consigliere Moschetti, presidente della terza commissione, ha infine precisato il secco no alla privatizzazione dell’azienda, ribadendo la sua contrarietà all’arrivo di non meglio precisati “esterni che vengano a colonizzare l’azienda, come già successo con Amap”. Alla richiesta di maggiori dettagli, Moschetti è rimasto vago: “non si sanno ancora i nomi, ma c’è nell’aria odore di privatizzazione”. Sulle responsabilità del bilancio in negativo, Moschetti è stato invece estremamente esplicito e ha denunciato a chiare lettere “vanno ricercate tra la giunta, l’assessore al ramo, il sindaco, il presidente Amia e il consiglio comunale, relativamente alle competenze di cui risponde direttamente”.