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Il procuratore nazionale antimafia

Piero Grasso sull'omicidio La Torre:
"Elementi esterni dietro quel delitto"


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Ad aver armato la mano dei killer che la mattina del 30 aprile 1982 uccisero l'esponente del PCI Pio La Torre, insieme al suo fedele autista Rosario Di Salvo, potrebbe esserci non solo Cosa nostra, ma anche lo spettro di qualcos'altro. A sollevare il dubbio è il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che, intervenendo alla trasmissione "La storia siamo noi", fa riferimento ad ipotetici "elementi esterni" vicini al sistema politico siciliano dei primi anni Ottanta. Grasso giunge a questa considerazione dopo aver preso in considerazione le confessioni del pentito Marino Mannoia secondo il quale l'esponente del PCI fu tolto di mezzo proprio per la sua azione politica. "Se tutti coloro i quali fanno politica dovessero essere ammazzati - afferma Grasso - allora dovremmo sterminare l'umanità". Conseguenziale, dunque, per il procuratore nazionale antimafia, immaginare una correlazione tra l'omicidio e ipotetici mandanti individuabili non solo negli ambienti mafiosi. "Con i suoi discorsi - dice Grasso - il pentito ammetteva la possibilità che ci fossero elementi esterni nella decisione di uccidere La Torre, ma non ne aveva le prove. Non va dimenticato che i vertici di Cosa nostra, che potrebbero fornire informazioni importanti sulla stagione dei cosiddetti delitti politici della mafia, non hanno fatto la scelta di collaborare con lo stato".