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Il racket degli appalti

Mafia ed estorsioni
Otto arresti a Gela


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antiracket, associazione mafiosa, gela, polizia, Cronaca
Gli agenti del commissariato di polizia di Gela e della squadra mobile di Caltanissetta hanno eseguito, in nottata, otto ordini di custodia cautelare in carcere per estorsione e associazione mafiosa, emessi dal gip, Giovanbattista Tona, su richiesta della Dda nissena guidata da Sergio Lari, nell'ambito di un'operazione antiracket denominata ''Scorpione''.

In manette sono finiti esponenti delle cosche gelesi di ''Stidda'' e ''Cosa Nostra'', accusati di avere estorto denaro alle imprese che, tra il 1995 e il 2006, hanno realizzato complessi residenziali per centinaia di alloggi nella zona a nord-est del centro abitato di Gela.

Chiedevano soldi per far ritrovare materiale edilizio rubato nei cantieri oppure imponevano la ''guardiania'', facendo assumere uomini dei due clan che venivano stipendiati con somme varianti da ottocento a tremila euro al mese, in proporzione all'entità dei lavori eseguiti.

L'inchiesta è scattata nel 2003 dopo la scomparsa di Salvatore Tomasi, uno degli imprenditori che si era aggiudicato l'appalto di parte delle opere di urbanizzazione della zona di espansione, il cui cadavere fu poi ritrovato, annegato, nella spiaggia di contrada Desusino, sul litorale di Marina di Butera.

Di lui si occupò anche la trasmissione di Raitre ''Chi l'ha visto?'