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Processo Mori, da teste ad indagato

L'avviso di garanzia in diretta


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Ancora un colpo di scena al processo al prefetto Mario Mori e al colonnello dei carabinieri Mauro Obinu, in corso a Palermo. Il testimone chiamato dall'accusa, il tenente colonnello dell'Arma, Antonio Damiani, viene indagato in diretta. Il pm Nino Di Matteo, dopo aver iniziato il suo esame, ha chiesto che il testimone fosse assistito da un legale perché a cominciare da quel momento era indagato. Damiani ha, infatti, testimoniato di aver indicato il falso in un rapporto dei carabinieri. Al centro della questione il mancato blitz a Mezzojuso del 31 ottobre del 1995 in cui si sarebbe potuto arrestare Bernardo Provenzano. “Mi spiace ammetterlo - ha detto Damiano dal banco dei testimoni - ma in quella relazione c'è un'affermazione non veritiera. Mi dispiace che sia così anche perché il colonnello Riccio era un mio superiore, ma non era presente”. A questo punto il pm ferma il processo: “Da questo momento il teste Damiano va ascoltato con un avvocato difensore perché non è più un testimone”. I giudici si ritirano e al loro ritorno comincia una forte diatriba fra il presidente del collegio, Antonio Fontana, e il rappresentante dell'accusa.

La corte contesta all'accusa che Damiano sia stato chiamato come testimone e non come imputato o indagato di reato commesso. Gli elementi contestati all'ufficiale dell'arma, così come usciti nell'arco della sua deposizione, sarebbero già stati a conoscenza della procura. Damiano, infatti, è stato sentito in due occasioni nella fase delle indagini preliminari: il 4 marzo 2002 e il 23 settembre 2005. Nel primo caso avrebbe già detto ai pm che il colonnello Riccio non era presente a Mezzojuso il giorno del mancato blitz. Nel secondo, arebbe già detto che la relazione di servizio su quel 31 ottobre del 1995 era stata redatta dopo la morte del confidente Luigi Ilardo, colui che aveva dato la soffiata per catturare Provenzano. I giudici si domandano perché allora non fosse stato indagato prima, nella fase delle indagini preliminari, e ordinano la prosecuzione dell'esame: il colonnello Damiani “è stato dedotto come testimone – dice il presidente della corte – non si vede come possa in questa sede essergli conferita una veste diversa da quella di testimone”. L'accusa rinuncia all'esame “essendo emersi indizi di reità”.

L'esame di Damiano continua così da parte della difesa. Il tenente colonnello ha detto di aver conosciuto Riccio il giorno prima dell'operazione di Mezzojuso. A lui sarebbe stato chiesto di preparare un servizio di osservazione, solo dopo circa un mese era giunto a conoscenza che quel giorno si sarebbe potuto prendere Provenzano se non ci si fosse limitati a fare solo le fotografie del bivio. Una sola domanda si concede il pm e nota come altri testimoni della squadra guidata da Damiano hanno detto di aver saputo il giorno stesso – o al massimo il giorno dopo – della presenza di Provenzano a Mezzojuso. E sono altre scintille fine al rinvio del processo al prossimo 14 dicembre. In quella data si dovranno confermare le date per l'audizione di Massimo Ciancimino in un aula bunker il 29 e il 30 gennaio del 2010.