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Teatro

Iaia Forte contro il racket
in scena al Palermo teatro festival


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Giovedì 12 novembre 2009, alle ore 21, Iaia Forte diventa una Carmen dei nostri giorni mettendo in scena un testo inedito scritto dal giornalista di Repubblica Mario Di Caro: Donna di cuori. Favola nera di una ribelle. La performance andrà in scena presso il Nuovo Montevergini, in occasione del Palermo Teatro Festival.

Iaia Forte resterà in Sicilia per il week end: in scena infatti, venerdì e sabato, Erodiade, di Giovanni Testori, ancora al Nuovo Montevergini.

La trama. "Donna di cuori", la favola nera di una ribelle con testo inedito di Mario Di Caro e lettura di Iaia Forte (musiche composte ed eseguite dal vivo da Salvatore Bonafede).  Carmen è una donna guerriera, bella e ribelle, e non si spaventa di nessuno: non ha paura di contestare il padrone, non ha paura della solitudine e non ha paura dei due omaccioni che vorrebbero estorcerle il "pizzo". Carmen ha la sua Bottega delle melanzane, nella quale cucina la sua specialità in ventiquattro modi diversi, e soprattutto ha la sua libertà. Carmen ama con passione, danza con la luna, legge le carte ed è la migliore cuoca della città: ma pagherà un prezzo altissimo per la sua libertà che la costringerà a ricominciare tutto daccapo. E che per la prima volta le farà provare paura. Sino a quando dal suo mazzo di carte non uscirà fuori la donna di cuori, presagio di amore e della ritrovata libertà. La sfida di una donna sola contro il racket, una Carmen dei giorni nostri che del personaggio di Bizet incarna la ribellione, indirizzata però verso valori di legalità. Carmen si ribella al maschio, al padrone, al racket del pizzo e nel farlo cerca di coinvolgere i sui compagni di lavoro o gli altri commercianti. "Ho scelto di leggere questo testo perché sono sempre felice – dichiara Iaia Forte - di incarnare personaggi femminili che esprimono una forza e una virilità spesso non attribuibili a una figura femminile".

Erodiade, la trama. A colpire Giovanni Testori nella vicenda dell’uccisione di Giovanni Battista è soprattutto la figura di Erodiade, madre di Salomè. Nella scrittura di Testori, è stata lei stessa a spingere la figlia Salomè tra le braccia di Erode e a chiederle la testa di Giovanni, colpevole di aver rifiutato il suo amore. Completamente identificata nella sua passione impossibile, Erodiade sfida il Dio carnale di Giovanni e cerca la morte in scena.

I motivi di fascino che hanno spinto a mettere in scena Erodiade sono racchiusi nel testo, che contiene già in sè non solo la letteratura ma il teatro stesso. La lingua di Testori, profondamente "materica", fatta di odori e colori, misteriosa e musicale, ha bisogno di essere interpretata non soltanto attraverso la parola, ma anche attraverso il corpo, con passione e lucidità. Questa lingua ha inoltre il merito di disegnare un personaggio femminile complesso e a volte contraddittorio, potente e "virile", innocente e corrotto al tempo stesso: un'occasione rara nel panorama drammaturgico italiano.

Alla fisicità prorompente di Iaia Forte e alla sua capacità espressiva spetta ora il compito di raccontare quello che Testori definisce un personaggio "a metà fra un Dio astratto e quello incarnato", in un continuo incontro-scontro con se stesso, con il divino, con l'amore e con il senso della vita stessa.