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Botta e risposta con Ciancimino jr

"Binnu dietro l'arresto di Totò?
Per me è fantamafia"


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Ecco un post pubblicato da Blogsicilia, indirizzato a Massimo Ciancimino. L’autore del post è Pippo Giordano un ispettore di polizia in pensione che ha fatto parte della Dia. Egli prese parte agli ultimi interrogatori del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, condotti insieme al giudice Paolo Borsellino. Tra questi soprattutto l’ultimo, che si tenne venerdì 17 luglio 1992, due giorni prima della strage di via D’Amelio.

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, Cronaca
Ecco un post pubblicato da Blogsicilia, indirizzato a Massimo Ciancimino. L’autore del post è Pippo Giordano un ispettore di polizia in pensione che ha fatto parte della Dia. Egli prese parte agli ultimi interrogatori del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, condotti insieme al giudice Paolo Borsellino. Tra questi soprattutto l’ultimo, che si tenne venerdì 17 luglio 1992, due giorni prima della strage di via D’Amelio.

Sig. Massimo, Lei ha ragione. Non si può scegliere il posto dove nascere, ma decidere sul proprio futuro all’insegna della Legalità, sì. Mi creda, anch’io feci una scelta non facendomi ammaliare dalle Sirene che decantavano la possibilità di far parte di quella struttura che era ed è una vergogna tutta italiana: Cosa Nostra. Scelsi la sponda avversa; scelsi di stare dalla parte della Legge.

Intanto, mi preme sottolineare che io sono dalla Sua parte senza se e senza ma, e nella mia esperienza di ex investigatore, posso capire la Sua sofferenza che ha dovuto affrontare nel dover pagare taluni errori non suoi ma di suo padre. A me interessano poco le Sue vicissitudini processuali, invece, apprezzo il Suo grande apporto che sta dando per l’accertamento della verità e, soprattutto verso le stragi che ancora oggi, sono coperte da vergognose omissioni ed anche da lapalissiani comportamenti omertosi: la sparizione dell’Agenda rossa di Paolo Borsellino ne è una prova evidente.

Allo stesso modo devo dirLe che non ho condiviso le affermazioni a Lei attribuite, secondo le quali Binnu sarebbe stato l’artefice dell’arresto di Totò U Curtu. Nell’occorso, mediante una lettera di commento che ho inviato all’ANSA, evidenziavo che siamo alla “fantamafia”.

Il Mio commento nasceva dalla necessità di sottolineare che ritenevo impossibile il fatto che Provenzano, per la sua alta caratura all’interno del sodalizio, non fosse a conoscenza del luogo dove Riina abitasse con la famiglia, e quindi non c’era alcuna necessità di ricevere e restituire mappe con dei cerchi.

Parimenti, non mettevo in dubbio che Suo padre ebbe a consegnare alcune mappe di Palermo per poi riceverle cerchiate. Ma in questo caso, la persona incaricata di “marcare” le mappe di certo doveva essere una persona di basso cabotaggio in Cosa Nostra e che la supponenza era dettata da effimera conoscenza delle abitudini di Totò U Curtu.

Concludevo il mio ragionamento, invitando il Capitano “Ultimo” una volta per tutte a raccontare come si giunse alla cattura di Riina e che se non vado errato l’intera operazione nacque da una circostanza nata nel territorio piemontese: l’arresto di Balduccio Di Maggio.

Nell’invitarLa a proseguire il Suo percorso, cordialmente La saluto.