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Dpef bocciato all'Ars, aria di crisi

La maggioranza non c'è più
Lombardo: "Non mollo"


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Il re è nudo. Il governo Lombardo da ieri sera non ha più una maggioranza all’Ars. L’Aula di Sala d’Ercole ha impallinato il Documento di programmazione economica e finanziaria 2010-2013 della giunta regionale. Sul documento che lo bocciava, promosso dal Pd, sono confluiti i voti dell’Udc e del Pdl. Col governo hanno votato solo l’Mpa e il gruppo “Sicilia” di Miccichè e compagni. La crisi, insomma, assume ormai il crisma dell’ufficialità. Le conseguenze pratiche della bocciatura del Dpef non sono devastanti, ben altro sarebbe stato il danno se ad essere affossato fosse stato l’assestamento di bilancio, ma il timer della crisi è avviato e la resa dei conti è solo rinviata alla settimana prossima. Da qui a martedì ci sarà il tempo per le grandi manovre che dovranno permettere al centrodestra di disincagliarsi dalla secca. Viceversa, non resterà che il rompete le righe e il ritorno alle urne, tabù impronunciabile fino a qualche ora fa, che invece adesso comincia a diventare più che uno spauracchio.
Che ci fosse aria di colpo gobbo in Aula si era capito quando l’Udc aveva forzato la mano per invertire l’ordine dei lavori ed affrontare, prima di rendiconto e assestamento di bilancio, il Dpef. Dopo una discussione carica di tensione e dopo l’intervento dell’assessore Di Mauro si sono votati gli ordini del giorno e quello del Pd, che bocciava il documento, è passato con 44 voti favorevoli e 27 contrari.
Quello arrivato a Lombardo dall’Ars è più che un avvertimento. Opposizione ed ex alleati hanno dimostrato di fare sul serio. Il tempo dei bluff è scaduto e un intervento dall’alto, ovvero da parte di Silvio Berlusconi, l’unico a poter sbrogliare l’intricata matassa, non è più procrastinabile. Il governo non può rischiare di andare sotto anche sull’assestamento di bilancio, ipotesi che di fatto paralizzerebbe la sua azione. Prevedere le prossime mosse della partita non è facile. Lombardo potrebbe far saltare i due assessori espressione dei così detti “lealisti”, ma l’escalation dello scontro, ormai, sembra destinata solo a portare i duellanti a un vicolo cieco. C’è da aspettarsi piuttosto che proseguano le trattative già avviate nelle ultime ore per arrivare a un armistizio tra le varie anime del litigioso centrodestra nostrano. Ma la strada che porta alla pace è quanto mai stretta e impervia. E la fine anticipata della legislatura appare, da stasera, un epilogo tutt’altro che improbabile. Il governatore intanto promette di non mollare. "Non indietreggio. Lo devo ai siciliani e alla mia coscienza".