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RIFIUTI

Il comune di Gela manda Tarsu da 5 milioni alla Eni


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Il comune di Gela ha notificato alla direzione del petrolchimico dell'Eni l'ingiunzione di pagamento di una mega-bolletta da 5 milioni di euro riguardante conguaglio e maggiorazione della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu) per i primi nove mesi di quest'anno (come prevede la legge in caso di omessa denuncia). Pur occupando (tra uffici, impianti, magazzini, depositi e strade) una superficie di 500 ettari, la Raffineria di Gela avrebbe finora pagato una tassa di appena seimila euro l'anno, riguardante i duemila metri quadrati dichiarati per la sola mensa aziendale. E' stato un consigliere comunale del Pd, Giacomo Gulizzi, commercialista, a sollevare la questione, nel 2008, chiedendo di sapere, con una sua interrogazione al sindaco, "se, ed in quali termini, nelle aree di pertinenza della Raffineria di Gela, veniva regolarmente pagata la tarsu, posto che in altre realtà industriali siciliane e nazionali, i comuni, con il pagamento della tarsu, riuscivano ad introitare un quantum considerevole di svariati milioni di euro l'anno". L'Eni si è giustificata affermando che sull'area del petrolchimico la tassa non è dovuta, in quanto lo smaltimento dei rifiuti avviene in proprio. Gulizzi però ha verificato che a Priolo, Augusta, Melilli, Siracusa e in altri stabilimenti della penisola, la tassa sui rifiuti è regolarmente pagata dalle aziende relativamente all'intera superficie della fabbrica, pur con le dovute riduzioni ed eventuali limitate esclusioni, in presenza di un servizio aziendale di raccolta della spazzatura. (Ansa).