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Ritratto di un boss sanguinario

Chi è "u dutturi"


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associazione mafiosa, brusca, domenico raccuglia, Giovanni La Barbera, padrino, sequestro, sicario, strage di capaci, u dutturi, Cronaca
Una caccia  durata 13 anni che si è conclusa oggi, attorno alle 17: Domenico Raccuglia è in manette. L'imprendibile boss di Altofone è stata arrestato dalla catturandi della squadra mobile di Palermo nelle campagne di Calatafimi, nel Trapanese. Raccuglia era ricercato per una serie di omicidi, associazione mafiosa ed estorsione. Il suo potere ormai si estendeva da Altofonte fino a Partinico passando da San Giuseppe Jato, la cintura che cinge Palermo fra colline e montagne, i vecchi sentieri del bandito Salvatore Giuliano.

Da spietato sicario (ha partecipato all'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo) a manager, Domenico "Mimmo" Raccuglia era anche chiamato "u dutturi", o il "veterinario", si dice per la sua capacità di spremere gli imprenditori paragonata al mungere le mucche. Imprendibile. Perché riusciva a passare le vacanze estive della moglie, al ritorno delle quali la donna era spesso gravida. Una beffa ai "cacciatori" che però l'estate scorso non c'è stata. Un indizio che il latitante si sentiva già braccato. Al principio di questa estate, infatti, un blitz dei carabinieri in un monastero l'avrebbe mancato per poco. Vestito da monaco sarebbe sfuggito lungo dei cunicoli sotterranei.

Quarantaquattro anni, Raccuglia è andato a scuola dai Brusca ed era esecutore delle eliminazioni ordinate dalla famiglia: Girolamo Palazzolo (San Giuseppe Jato, ottobre 1994), Francesco Reda (San Giuseppe Jato, 13 agosto 1994), Antonino Cangelosi (Borgetto, 8 aprile 1994), Domenico D'Anna (San Giuseppe Jato, 16 ottobre 1993), Giuseppe Ilardi (Camporeale, 24 gennaio 1991), Vincenzo Miceli (Monreale, 23 gennaio 1990) e Fabio Mazzola (San Cipirello, 5 aprile 1994). Ha partecipato al sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Ha fatto fuori Giovanni La Barbera, il padre del pentito Gioacchino che parlava della strage di Capaci. Ha conservato l'esplosivo per le stragi in "continente" del 1993. Aveva un rapporto preferenziale con Bernardo Provenzano e dopo la cattura del padrino è stato indicato nella triade dei boss in grado di coglierne l'eredità con Salvatore Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro. Ma è uscito salvo dall'ultima grande retata antimafia, l'operazione Perseo del dicembre dell'anno scorso. Per questo, agli occhi degli inquirenti, sembrava irraggiungibile. Fino a oggi.

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