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Teatro

"Sabella" di Franco Scaldati
"Prima" al Nuovo Montevergini


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melato, sabella, Teatro, Zapping
«L'incesto, vissuto con l'innocenza di chi appartiene alla schiera degli ultimi degli ultimi, di chi non ha conosciuto (ed è dunque libero da) leggi morali o sociali – spiega il regista Giuseppe Massa - la prostituzione, la messa in vendita del proprio corpo, la consapevolezza di avere nel proprio corpo l’unico capitale da investire nella lotta per la sopravvivenza. L'assassinio, compiuto, reiterato, che si trasforma con il tempo in semplice abitudine; e infine la pazzia, come logica conclusione a questa inesorabile discesa negli inferi del degrado: Sabella è tutto questo».
Attraverso questo personaggio onirico e viscerale, attraverso questa donna eccessiva, sfrontata e tenera, viene raccontata una vita ai limiti della ragione e della società. Una vita confessata (e a tratti con arroganza quasi ostentata) in cui l'obbrobrio, la purezza, il peccato, la dolcezza, si confondono sino a generare un nuova scala di valori, reale e allo stesso tempo immaginifica, che spinge e costringe ad addentrarsi nei labirintici meandri dell'inconscio, o in qualcosa di dimenticato dentro il proprio corpo.
«Un'umanità emarginata che vive a prescindere dal bene e dal male – continua Massa - un universo poetico che si nutre di guerra, di fame, di sensualità e che mi rimanda con sorpresa all'oscuro immaginario degli antieroi genettiani». Una sorta di thriller erotico che si nutre della luce di Palermo per raccontarne le sue ombre, svelando gli inferi in cui può sprofondare ogni uomo.
«Sabella è il lato oscuro di ogni personalità sensibile – ci spiega Simona Malato - Lo spettacolo è dedicato ad Alda Merini, simbolo della femminilità carnale e maledetta che canta la terra dei disperati e dei perduti. La vorrei ricordare in breve con questi suoi versi: Questo sentore vistoso di sofferenza fa il godimento delle umane lussurie. E che cosa non provoca la lussuria dell’uomo! Il suo sadismo matura proprio davanti le carni distrutte»
Una produzione che vede la regia di Giuseppe Massa su un testo di Franco Scaldati, che per la prima volta, cosa ancor più significativa in questo preciso momento storico, ”investe” un giovane scrittore e regista per diversi aspetti a lui affine, non ultimo l’utilizzo del dialetto come lingua madre.
Un incontro, quello tra tutti i componenti di questo stimolante progetto (i Teatrialchemici Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, il Laboratorio Scena Apparente di Siracusa che ha curato scenografie e costumi, il Palermo Teatro Festival che ne ha ospitato le prove) come l’inizio di una collaborazione più attiva e costante fra le valide realtà teatrali presenti sul territorio.