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L'arresto del boss Raccuglia
I "postini" il suo tallone d'Achille


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mafia, palermo, raccuglia, sicilia, Cronaca
Le ultime settimane di latitanza, Domenico Raccuglia, non le ha vissute tanto serenamente, avvertendo sempre più distintamente il fiato sul collo da parte delle forze dell'ordine. Prima di rifugiarsi nel nascondiglio in via Cabasino a Calatafimi, dov'è stato arrestato, il boss avrebbe trascorso alcuni giorni "rintanato" in un baglio di contrada Pantano, sempre nel territorio del paese in provincia di Trapani.

Un casolare di proprietà di un parente di Benedetto Calamusa, uno dei due favoreggiatori del capomafia di Altofonte, con una decina di stanze, e numerose vie di fuga.

I poliziotti della Squadra mobile di Palermo e dello Sco, il Servizio centrale operativo, da diverso tempo avevano messo gli occhi su quella casa in aperta campagna controllando chi entrava e chi usciva da quel luogo. E porprio questo è stato l'elemento fondamentale che ha portato alla cattura di Raccuglia. Il boss, infatti, dopo aver cambiato nascondiglio, non si è preoccupato di cambiare la rete di "postini" che con frequenza bussavano alla sua porta.

Avvertita la necessità di "cambiar aria", Raccuglia si era trasferito in paese circa un mese e mezzo fa. I rapporti fra il boss di Altofonte e il gruppo aveva radici antiche. Un fatto confermato già nel 1997, quando  Giovanni Brusca parlò di summit organizzati nella zona di Castellammare alla presenza dello stesso Raccuglia.

Intanto oggi, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli, è arrivata l'udienza di convalida dei fermi di Mimmo Raccuglia e dei coniugi che lo ospitavano nella loro abitazione di Calatafimi.