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Su "S", in edicola da sabato

Iacp, scoppia lo scandalo parentopoli
Ecco la mappa degli incarichi


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Oltre mille incarichi affidati a nove avvocati, con un buon numero di parenti di dirigenti nell'elenco, e 3.500 assegnati ad altri quaranta legali. Allo Iacp di Palermo scoppia lo scandalo parentopoli: l'istituto delle case popolari, nonostante la presenza in organico di tre legali, ha affidato 4.500 consulenze esterne per recuperare i crediti dei quindicimila affittuari morosi, dando grande spazio, fra gli altri, alla compagna dell'ex commissario Pippo Palmeri, alla moglie del funzionario della Regione che vigila sull'ente, Gaetano Ciccone, e alla coniuge dell'assessore comunale Giampiero Cannella. Alla vicenda “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da sabato 21 novembre, dedica un'inchiesta esclusiva: ai circa cinquanta avvocati contattati dall'istituto viene riconosciuto per ogni pratica un compenso minimo di 100 euro per crediti fino a mille euro, 150 fino a cinquemila euro, 200 oltre i cinquemila. Fra i consulenti esterni, inoltre, c'è anche il nipote del direttore generale dell'ente, Salvatore Giangrande: a lui è stata affidata la progettazione di un'opera mai realizzata, la ristrutturazione dei locali, in passato dell'Eas, di Borgo Schirò-Borsellino, che si trovano a Portella della Ginestra.
Il neo-commissario dell'ente, Marcello Gualdani ha bloccato molti incarichi: tutte le consulenze che non sono ancora approdate in tribunale sono state revocate, anche perché alcune erano nulle visto che le lettere sono state spedite a persone morte. Gli interessati, però, si difendono: “Non c'è nulla di strano, se non avessimo svolto bene il nostro mestiere gli incarichi sarebbero stati annullati”. E Palmeri rilancia: “Avevano lavorato in precedenza con l'ente facendo il loro dovere”.