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La rabbia degli operai di termini

Le tute blu: "Chiudete
e sarà un disastro"


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"Se qualcuno immagina che ci stancheremo, si sbaglia di grosso". Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Cgil di Termini Imerese, commenta così il secondo giorno di occupazione del municipio. Circa 200 operai Fiat, da oltre 48 ore, hanno paralizzato l'ordinaria amministrazione della città, polo industriale della Sicilia occidentale, davanti allo spettro della fine dello stabilimento, all'inizio della cassa integrazione. C'è di più. Hanno anche eletto i loro sindaci, ben due: Giovanni Ciresi, sindaco della Fiat, e Michele Russo, sindaco dell'indotto.
"Meglio avere due sindaci che capiscano le esigenze dei lavoratori - spiega Mastrosimone - e non uno che non risolve i problemi. In questa vicenda ci sono precise responsabilità politiche, sia a livello nazionale che regionale, che responsabilità da attribuire alla Fiat. Se lo stabilimento Fiat venisse chiuso, sarebbe il tracollo economico per l'intero territorio. Si tratterebbe di un disastro che difficilmente si potrebbe risolvere in un paio d'anni. Farebbe terra bruciata in un territorio già particolarmente difficile. Ad oggi non sono ancora arrivate risposte. Noi stiamo qua, dormiremo qua. E ripeto: se qualcuno pensa che ci stancheremo, si sbaglia".
Non ci sono segni di cedimento neanche tra gli operai, determinati a difendere il loro diritto al lavoro: "Arriverà in Sicilia il ministro Scajola - dice Michele Russo, neo eletto 'sindaco' dell'indotto - stiamo valutando se mandare una delegazione. Ma il nostro appello è soprattutto rivolto al vicesindaco Miccichè: lui è molto vicino a Berlusconi, tiri fuori l'orgoglio siciliano e faccia come Bossi, difenda il suo territorio".
"Io sono un padre di famiglia - aggiunge Giovanni Schillaci - e non mi posso permettere il lusso di comprare un regalo ai miei figli. La dignità di un operaio va garantita col suo diritto al lavoro. A dispetto degli operai Fiat, noi dell'indotto non siamo tutelati, non avremo neanche la cassaintegrazione".