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Facciolàggine


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La stessa identica persona è riuscita a dirmi, riferendosi al Palermo, “minchia siamo primi” e la settimana dopo “scarsi, avete perso”. In questo schizofrenico uso del “noi” e del “voi” c’è un’importante presa di posizione nei confronti del reale, oltre che del Palermo calcio. Quindi, ecco a voi un pretenziosissimo pippotto di sociolinguistica.
Nella frase “minchia siamo primi” c’è una innegabile felicità (anzi due felicità in una unica frase, quella più evidente è l’esser primi in classifica, condizione che fa vivere la realtà come uno stato di grazia, l’altra condizione di felicità è celata nella parola\contenitore “minchia” ma di questo non ora e non qui). Proprio perché l’essere umano ha una innata tensione alla felicità, chi siamo noi per non voler appartenere a suddetta gioia? Infatti il verbo è usato alla prima persona plurale: “siamo”, sottinteso “noi”. E’ la bellezza del riconoscersi come membro di una comunità vincente. Il “noi” da forza. Noi siamo primi, il resto ‘un passa e ‘un cùnta. La seconda frase della settimana è indice delle stesse pulsioni di cui sopra ma indirizzate in senso opposto: “scarsi, avete (sott. voi) perso”. Non è bello appartenere alla genìa degli sconfitti, dei reietti, degli ultimi. Quelli, i perdenti, sono “loro” o, nel caso di contrapposizione frontale, siete “voi”. Il “voi” infatti sottolinea la separazione, la diversità di chi non è come noi che siamo i primi, il voi appartiene a chi abita terre diverse e lontane. Gli scarsi.
(In sintesi: prima della partita: “Avete problemi coi centrali di difesa? Cazzi vostri”. Dopo la partita, vinta: “Abbiamo sofferto ma alla fine ce l’abbiamo fatta”).
E’ il saltare sul carro del vincitore, secondo le regole tutte italiote della convenienza e dell’opportunità da cogliere al volo. E quindi ecco come la stessa identica persona quando il Palermo vince mi dice “sèmo troppo fuàrti” e quando invece perde “bello Palermo c’avìte”. Con un trionfale esercizio di retorica sintetizzabile in un’unica parola: facciolàggine.