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Spatuzza accusa. Graviano parla. E Raccuglia...

Mafia, i giorni della svolta?


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Sono giornate campali sul fronte della lotta alla mafia e dei misteri che hanno avvolto la presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra. Mentre il pentito Gaspare Spatuzza (nella foto) accusa apertamente il premier di aver avuto un ruolo nelle stragi , un boss di primo piano, Filippo Graviano, accetta di parlare con i giudici facendo presagire una clamorosa disponibilità al colloquio dopo 15 anni di regime al 41 bis. Novità che emergono anche all'indomani dell'arresto del numero 2 della mafia, Domenico Raccuglia.

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Sono giornate campali sul fronte della lotta alla mafia e dei misteri che hanno avvolto la presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra. Mentre il pentito Gaspare Spatuzza (nella foto) accusa apertamente il premier di aver avuto un ruolo nelle stragi , un boss di primo piano, Filippo Graviano, accetta di parlare con i giudici facendo presagire una clamorosa disponibilità al colloquio dopo 15 anni di regime al 41 bis. Novità che emergono anche all'indomani dell'arresto del numero 2 della mafia, Domenico Raccuglia, la cui latitanza, sino a qualche minuto prima dell'arresto, sarebbe stata coperta anche da talpe istituzionali. Ma andiamo per ordine.

Graviano parla. Il boss di Brancaccio, nei giorni scorsi, è stato messo a confronto con Gaspare Spatuzza. Ha accettato il faccia a faccia. Ma ha fatto di più. Ha idealmente stretto la mano al pentito: "Io non ho nulla contro la tua scelta, è bene che tu lo sappia. Tu hai fatto una scelta, va bene anche per me. Ora, quello che io dico, il nostro discorso, almeno inizialmente, non era un discorso opportunistico per ottenere qualcosa dallo Stato. Ma era per migliorare noi stessi e per dare un futuro ai nostri figli". Graviano sembra combattuto: da un lato sembra voler aprire un dialogo con le istituzioni, dall'altro esclude qualsiasi ipotesi di collaborazione: "Non vorrei illudere nessuno", infatti aggiunge al termine del confronto.

Spatuzza contro il premier. Nuove accuse contro Marcello Dell'Utri e anche contro il premier Silvio Berlusconi sono state depositate agli atti del processo contro il senatore del Pdl, imputato di concorso in associazione mafiosa. Sono atti realizzati dai pm di Firenze e si tratta principalmente di verbali del dichiarante Gaspare Spatuzza, che sostiene che tra i boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano, Berlusconi e Dell'Utri, ci furono "contatti diretti" per avere una sorta di copertura politica dei piani stragisti. Le dichiarazioni sono state raccolte dai pm di Firenze, che indagano sui mandanti esterni degli eccidi del '93 a Roma, Firenze e Milano. Secondo la tesi del dichiarante, le stragi sarebbero state realizzate per poi fare apparire i politici, indicati come amici dei boss, come coloro che le avrebbero fatte cessare: ''Prima ti faccio fare le stragi e poi vado a cercare l'interlocutore per dirti, 'vedi che io ho la possibilita' di fare finire tuttò". Spatuzza riconosce in questo caso di parlare per deduzioni, ma in base alla propria esperienza si dice certo che i Graviano abbiano trattato direttamente con i politici. Rilassati i toni del confronto tra Spatuzza e Filippo Graviano, che ribadisce più volte di non avere nulla contro il dichiarante, conferma alcuni fatti storici e i colloqui con lui avuti ("Dovevamo fare una scelta di legalità, per noi e per i nostri figli"), ma lo smentisce circa i propri intenti di parlare con i pm se la politica non avesse rispettato i presunti patti. Per far vedere cosa sono stati i mafiosi, Spatuzza mostra a Filippo Graviano la foto del bimbo ebreo durante il rastrellamento del '43 nel ghetto di Varsavia. L'altro Graviano, Giuseppe, nel processo contro l'ex senatore dc Enzo Inzerillo (imputato di mafia a Palermo e indagato per le stragi a Firenze, ma poi archiviato da questa seconda accusa), aveva a sua volta detto di "rispettare" Spatuzza. Anche Giuseppe Graviano è stato messo a confronto con il dichiarante, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Spatuzza gli ha allora dato una lettera a lui indirizzata: "Si deve avere la capacità di rompere questo schema terroristico mafioso che è profondamente radicato nella nostra cultura", c'era scritto.

Raccuglia, risolto il giallo della talpa. Sarebbe risolto il mistero legato ad una presunta talpa che, secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica, avrebbe avvisato del blitz imminente i vivandieri del capomafia latitante Domenico Raccuglia, arrestato il giorno successivo dalla polizia a Calatafimi.
La chiamata, infatti, sarebbe partita dal cellulare di un maresciallo dei carabinieri, in servizio alla Legione a Palermo senza compiti operativi, originario di Calatafimi, che aveva conosciuto i coniugi Benedetto Calamusa e Antonia Soresi, poi arrestati per favoreggiamento nei confronti del boss.
La vicenda aveva destato il sospetto di una talpa. E' stato lo stesso sottufficiale dell'Arma, in una relazione di servizio che è stata inviata alla Procura, a spiegare di avere trascorso la serata di sabato insieme alla coppia e ad altri conoscenti in un locale del paese. Prima di congedarsi il maresciallo avrebbe lasciato il suo numero, con uno squillo al cellulare di Calamusa, in modo da consentirgli di memorizzarlo.
Il militare era all'oscuro dei rapporti tra i coniugi e Raccuglia. L'utenza del maresciallo, che è privata, solo formalmente risulta riconducibile all'Arma dei carabinieri, in quanto rientra nella convenzione tra una società telefonica e il ministero dell'interno che prevede tariffe agevolate per le forze dell'ordine. In seguito alla telefonata giunta a Calamusa, la squadra mobile avrebbe deciso di anticipare i tempi dell'operazione per paura di quella che poteva apparire come una "segnalazione in codice".