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Mafia, blitz dei carabinieri: 4 arresti nel Palermitano

Pizzo e sangue
a San Giuseppe Jato


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Angelo Lo Voi, carabinieri, cosa nostra, direzione distrettuale antimafia, giovanni brusca, San Giuseppe Jato, Cronaca
Ci sono storie di estorsioni e omicidi dietro l'operazione odierna dei carabinieri che hanno arrestato quattro persone presunte componenti della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, negli altipiani che sovrastano Palermo. Giuseppe Brusca il “bufalo”, zio del ben più noto Giovanni, sarebbe stato a capo della famiglia. Con lui si sarebbero mossi i “birrichì”, ovvero i Vassallo: i fratelli Giovanni Battista, Salvatore e il cugino Stefano. Nella consorteria inserito anche il genero di Brusca, Tommaso Lo Forte. Storie di “tragedie” che hanno portato all'omicidio del pastore Angelo Lo Voi che non voleva cedere alle imposizione del clan punito poi - su ordine dei Lo Piccolo – con l'omicidio di Salvatore Vassallo. I “birrichì”, infatti, avevano la pretesa di sopravanzare il vecchio Brusca e i loro metodi per la raccolta delle estorsioni risultavano eccessivamente duri.

Tensioni in famiglia. Tutto comincia con l'arresto di Giovanni Genovese, capo mandamento di San Giuseppe Jato e reggente dell'omonima famiglia mafiosa. Il momento buono per le aspirazioni di un vecchio boss del posto, il cui cognome è legato fortemente col territorio e con la relativa storia mafiosa. Così Giuseppe Brusca si pone a capo della famiglia avvalendosi dei Vassallo e del genero Tommaso Lo Forte. Un sodalizio che non dura però a lungo visto che, verso la fine del 2006, i Vassallo si propongono come alternativa allo stesso Brusca. Ma la gestione della raccolta delle estorsioni da parte dei Vassallo era ritenuta troppo cruenta e aveva già provocato alcune denunce da parte delel vittime. E' stato il pentito Gaspare Pulizzi, braccio destro dei Lo Piccolo, a rivelare come si concluse la scalata dei “birrichì”. Esisteva infatti una “questione” Vassallo, pratica che il clan Lo Piccolo avrebbe gestito come di consuetudine. Si erano resi responsabili, agli occhi dei boss di Tommaso Natale, di aver compiuto estorsioni senza la necessaria autorizzazione da parte della famiglia mafiosa reggente di San Giuseppe Jato e, su richiesta di Giovanni Genovese, verrà decretata la morte di almeno uno dei Vassallo ma anche di Giuseppe Brusca in quanto la famiglia in cui i Vassallo erano affiliati era la sua. Non c'è stato scampo e il10 giugno 2007 Salvatore Vassallo è stato ucciso.

Pizzo. Il pomo della discordia era la cassa delle estorsioni. Addetti alla raccolta del pizzo i Vassallo avevano fatto diversi passi falsi. Nelle intercettazioni si sentono Giuseppe Brusca e Tommaso Lo Forte discutere animatamente della richiesta avanzata dai Vassallo nei confronti di un pastore, Francesco Tartarone Buscemi. Si lamentavano che questi avevano chiesto 8 mila euro per consentire alla vittima di far pascolare i propri animali nel terreno di una terza persona. E il pastore, per tutta risposta, aveva denunciato tutto ai carabinieri. Un altro episodio riguarda un commerciante, Giovanni Lo Cicero, al quale era stata imposta una richiesta ritenuta eccessiva. Per questo il commerciante chiede un incontro con Giuseppe Brusca: non era in grado di pagare e aveva chiesto pure una rateizzazione del pizzo. Il vecchio boss lo ascolta e media, Lo Cicero dovrà pagare una somma congrua per l'interessamento e il disturbo arrecato all'organizzazione. Cifra che il commerciante accetterà di pagare temendo per la propria incolumità e per quella della famiglia.

L'omicidio. Ed è una di queste estorsioni che finisce nel sangue. I Vassallo avrebbe costretto il pastore Angelo Lo Voi a cedere a un terzo del valore reale un fondo agricolo in contrada Muffoletto a San Cipirello, vicino Corleone. Lo Voi si era opposto fermamente ma non era finita lì. La sera dell'1 agosto 2006, nella campagna di Lo Voi, volano parole grosse fra il pastore e i Vassallo che lo minacciano di morte. Il pastore trema dalla paura e chiede al cugino Salvatore Lo Voi di accompagnarlo a casa. Temeva per la sua vita e la sera stessa è andato a casa di Giuseppe Brusca per chiedere spiegazioni e trovare un accordo. Un colloquio che sarebbe andato a buon fine tante che il pastore si era tranquillizzato e aveva lasciato andare il cugino chiamato in soccorso. Ma non era affatto così, era una “tragedia” di Brusca. Alle 7 del giorno dopo (il 2 agosto 2006) Lo Voi va in campagna, scende dal suo veicolo e va per aprire il cancello ma trova ad aspettarli i “birrichì”. Forse c'è stata una discussione accesa, fatto sta che il confronto degenera e parte il primo colpo di pistola. Il pastore fugge per la campagna, cade numerose volte (come dimostra l'esame autoptico, ndr) fino a quando non è stato colpito alla schiena da due colpi di pistola. A terra i Vassallo (Giovanni Battista, Salvatore e Stefano) l'avrebbero finito con un colpo alla tempia. Il suo corpo è stato ritrovato a 150 metri dalla sua campagna in contrda Muffoletto, a poca distanza dalla cantina vinicola “Calatrasi”.