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La sciagura del 25 novembre 1985

Biagio, Giuditta, il Meli
e l'ultimo giorno di scuola


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, Cronaca
Quel giorno era il 25 novembre 1985.  Il freddo odorava ancora di estate, a Palermo. Era un odore che metteva addosso una strana malinconia, uno di quei sentimenti che solo gli adolescenti conoscono: confinano con l'inesprimibile, col senso della fine e con un'incoerente e tremenda felicità. Biagio e Giuditta aspettavano alla fermata dell'autobus, davanti al Lice Meli di piazza Croci, all'una e mezza. Era il loro ultimo giorno di scuola. E loro non lo sapevano.
Biagio Siciliano, viso nero e meridionale. Una mezza faccia di bambino. L'altra mezza seminata con preoccupazioni da adulto. Alunno della IV D. Maria Giuditta Milella della III B, viso delicato, occhi ricolmi di candore. Sua madre la conserva così in un quadro dipinto da un bidello. Nella sua vecchia stanza, su una lavagna nera, ci sono stinti promemoria di una vita cancellata. Nessuno ha toccato i peluoche sul letto.
C'era un sole lieve d'autunno, quando una macchina di scorta ai giudici Borsellino e Guarnotta balzò sulla fermata dopo una carambola pazzesca, falciando gli studenti. Biagio morì, nell'incidente,  praticamente subito. Giuditta fu portata in ospedale. Uno che l'aveva soccorsa disse a sua madre: "Sta bene. Mi ha stretto forte, quando l'ho sollevata". Spirò qualche giorno dopo.
Nicola Siciliano, padre di Biagio, era un operaio. Carlo Milella, padre di Giuditta, era un vicequestore. Il dolore li ha uccisi entrambi. Carlo raccolse prove e testimonianze. Fu un narratore lucido al processo. Riuscì a raccontare in aula i fatti, senza lasciarsi travolgere dallo strazio. Nicola Siciliano aveva salutato suo figlio all'alba. Lo rivide in obitorio. Il cuore non resse. Cominciò a gridare: "Mio Dio, ridammelo!".
Biagio aveva un gatto. Si chiamava Raimondo e aspettò Biagio  invano per sempre, accanto alla porta. Giuditta era stanca quella mattina. Si fece forza e andò a scuola lo stesso. Sua madre racconta che, all'ora dell'incidente, i fiori in balcone tremarono, colpiti da un misterioso sussulto.
I ragazzi del Meli che erano alla fermata sono cresciuti dentro una pazzia del ricordo che, ogni 25 novembre, fa piovere le lacrime di ieri, come se fossero intatte. Questa città ha seppellito Biagio e Giuditta. Li ha lasciati morire nella memoria. Una targa a piazza Croci commemora quel giorno freddo, odoroso d'estate.